lunedì 16 settembre 2024

Una nuova speranza

Pochi giorni fa è nata un'associazione che intende avviare un processo pubblico di costruzione di un nuovo partito. Il manifesto dell’associazione (1) è piuttosto eloquente e richiama alcuni temi a cui sono molto caro e di cui ho discusso parecchio negli scorsi anni (2, 3, 4, 5). Di seguito riporto alcuni passaggi del manifesto in questione:

  • “da circa 40 anni l’Italia indietreggia socio-economicamente rispetto al resto del mondo [...] non a causa di un destino cinico e baro ma per via di scelte fatte dalla maggioranza degli italiani, illusi da proposte politiche ingannevoli e di corto respiro”
  • “Per invertire la rotta occorre cambiare sia le politiche adottate, sia la visione del mondo che le ha generate. Questo richiede l’ammissione che la responsabilità di quanto accade è nostra e l’identificazione degli errori compiuti nell’ultimo mezzo secolo.”
  • “L’Associazione intende avviare un processo pubblico di costruzione di un partito che [...] vada oltre l’infimo livello dei populismi attuali, oltre ogni vuoto proclama ideologico, oltre la retorica identitaria, oltre le false promesse di miracolose panacee, oltre l’utopia infantile del pasto gratis, oltre la mitologia dell’uomo o donna del destino che tutto può, tutto promette e nulla combina.”
  • “esiste un'Italia capace, tecnicamente competente, altamente produttiva, tecnologicamente avanzata o per lo meno in grado di esserlo, moralmente coraggiosa e pronta ad assumersi i rischi e le responsabilità del cambiamento, aperta al mondo esterno e alle sue dinamiche [...] Questa Italia è da decenni priva di una rappresentanza politica”
Ben conoscendo i due promotori, Michele Boldrin ed Alberto Forchielli, so che dal programma di un partito di cui loro siano incubatori/garanti/consiglieri/quellochevolete posso aspettarmi una grande sovrapposizione rispetto a quello che auspico da tempo, ovvero:
  • Riforma delle pensioni, che sono l’elefante nella stanza: bisogna rendere sostenibile il sistema previdenziale, altrimenti la mia generazione e quella di mio figlio sono spacciate.
  • Riforma dell’istruzione: IMHO bisognerebbe rivedere tutto da zero o quasi, per insegnare ai giovani d’oggi come essere cittadini nel mondo del domani.
  • Blocco nominale della spesa pubblica: a causa degli sperperi passati, l’Italia ha uno strettissimo spazio fiscale su cui agire ogni anno. Concentriamoci sulle spese importanti (istruzione, sanità, infrastrutture, spesa sociale vera ed investimenti) ma eliminiamo in maniera graduale le tante spese superflue dello Stato.
  • Implementare tutte le riforme necessarie per aumentare il tasso di crescita della produttività: favorire la concorrenza e liberalizzare i mercati protetti, snellire la burocrazia e la giustizia ed adeguare il sistema bancario italiano agli standard europei;
  • Riforma della tassazione: ci vuole semplificazione dal lato di chi riscuote e giustizia per chi contribuisce, al fine anche di aiutare la lotta all’evasione fiscale.
  • Disoccupazione e assistenza sociale: il “Reddito di inclusione” era troppo poco finanziato, il “Reddito di cittadinanza” metteva insieme gli aiuti di sussistenza coi sussidi di disoccupazione senza ottenere alcun risultato sul mercato del lavoro, mentre l’“Assegno di inclusione” fa troppi figli e figliastri. Conviene ripartire da zero, separando i sussidi di disoccupazione, che peraltro dovrebbero riguardare tutti, non solo alcune categorie meglio tutelate di altre, dagli aiuti stile “Reddito di inclusione” col fine di agire in maniera più efficace su entrambi i fronti.
  • Energia: per raggiungere la neutralità carbonica al 2050 il nucleare va aggiunto al mix nazionale. Con finanziamenti in parte pubblici e in parte privati non è impensabile aprire una prima centrale in 10 anni.
  • Rendersi conto che il Novecento è un capitolo vecchio e la parola d’ordine dovrebbe essere “progressismo”: più diritti alle persone LGBTQ+ e legalizzazione della cannabis e della prostituzione in primis.
In tutta sincerità, sono piuttosto emozionato da questa faccenda e sono parecchio curioso di seguire l’evoluzione di questo progetto. È infatti dai tempi dei primi incontri di “Liberi, oltre le illusioni“ (6) e dell'intervista di Michele con Shy nel 2019 (7) che aspetto (o per meglio dire, spero in) uno sviluppo del genere.

Pertanto, pur con cauto ottimismo, penso che se avranno successo nella creazione di tale partito, forse sarà la volta buona che andrò alle future elezioni convinto di votare un progetto a cui tengo e non rassegnato a dover votare il meno peggio.

Dirò di più, per una volta sono persino tentato di partecipare in prima persona in maniera attiva ad un partito politico.



tl;dr

Pochi giorni fa è nata un'associazione che intende avviare un processo pubblico di costruzione di un nuovo partito. Di seguito riporto alcuni passaggi del manifesto dell’associazione stessa:
  • “da circa 40 anni l’Italia indietreggia socio-economicamente rispetto al resto del mondo [...] non a causa di un destino cinico e baro ma per via di scelte fatte dalla maggioranza degli italiani, illusi da proposte politiche ingannevoli e di corto respiro”
  • “Per invertire la rotta occorre cambiare sia le politiche adottate, sia la visione del mondo che le ha generate. Questo richiede l’ammissione che la responsabilità di quanto accade è nostra e l’identificazione degli errori compiuti nell’ultimo mezzo secolo.”
  • “L’Associazione intende avviare un processo pubblico di costruzione di un partito che [...] vada oltre l’infimo livello dei populismi attuali, oltre ogni vuoto proclama ideologico, oltre la retorica identitaria, oltre le false promesse di miracolose panacee, oltre l’utopia infantile del pasto gratis, oltre la mitologia dell’uomo o donna del destino che tutto può, tutto promette e nulla combina.”
  • “esiste un'Italia capace, tecnicamente competente, altamente produttiva, tecnologicamente avanzata o per lo meno in grado di esserlo, moralmente coraggiosa e pronta ad assumersi i rischi e le responsabilità del cambiamento, aperta al mondo esterno e alle sue dinamiche [...] Questa Italia è da decenni priva di una rappresentanza politica”
Seguo da sufficiente tempo i due promotori, Michele Boldrin ed Alberto Forchielli, per sapere che, se avranno successo nella creazione di tale partito, forse sarà la volta buona che andrò alle future elezioni convinto di votare un progetto a cui tengo e non rassegnato a dover votare il meno peggio!




lunedì 4 dicembre 2023

Femminicidi e patriarcato: alcune riflessioni

Benché sia una persona che tiene particolarmente all'essere sempre informato su quello che accade in Italia e nel mondo, per mia natura ho sempre trascurato i fatti di cronaca nera, o per meglio dire li ho sempre seguiti a debita distanza senza mai approfondirli, anche a costo di saperne poco o nulla, rifuggendo l’atteggiamento morboso con cui solitamente l’opinione pubblica segue tali eventi. 

Nonostante ciò, il recente femminicidio di Giulia Cecchettin (1) mi ha colpito in un modo completamente diverso da quanto mi fosse mai capitato in passato, e per la prima volta da praticamente sempre ho tenuto alta l'attenzione durante tutta la vicenda, fin dal primo momento in cui Giulia era stata dichiarata scomparsa, per capire come stessero evolvendo le indagini giorno dopo giorno. Non so ancora spiegarmi il perché, ho provato a ragionarci sopra con amici e parenti ma non sono giunto ad una conclusione, anche se ho la quasi certezza che l’essere diventato padre da meno di un anno e mezzo abbia il suo non indifferente peso in tutto ciò.  

Quale che sia il motivo per cui questa tragica ed orribile vicenda mi ha segnato più di altre avvenute in passato, le ampie discussioni pubbliche che si sono sollevate, unite a quelle private che menzionavo prima, hanno scaturito diverse domande cui hanno fatto seguito alcune riflessioni mie personali che sento di dover mettere in ordine, non foss’altro per verbalizzare idee e concetti che bene o male mi porto dietro da anni ma che non ho mai espresso al di fuori della sfera privata tra parenti ed amici. 


L’Italia è un Paese pericoloso per le donne? 

Cominciamo dalle cose scomode, ovvero i fatti:  

  • negli ultimi 2-3 decenni in Italia ci sono sempre meno omicidi, con uno sbilanciamento di genere che si sta assottigliando sempre più (2, 3
  • nello stesso arco di tempo anche i suicidi sono in diminuzione, ma in tal caso risulta ancora piuttosto evidente uno sbilanciamento di genere, indicativamente per ogni suicidio femminile ce ne sono 4 maschili (4)  
  • i femminicidi propriamente detti invece, ovvero quelli ad opera di partner, ex partner e parenti stretti, sono purtroppo stazionari da almeno 20 anni (5
  • per quanto concerne le violenze perpetrate nei confronti delle donne, benché i dati mostrino un miglioramento, purtroppo le statistiche sono poche e piuttosto vecchie (segno che ancora troppo poche risorse sono impegnate su questo fronte!!) e quindi non mi azzardo a formulare giudizi, anche perché c’è sicuramente molto “sommerso” che non viene evidenziato dalle ricerche stesse (6, 7
  • nei confronti europei non c’è storia, siamo praticamente sempre tra i migliori sotto ognuno dei precedenti indicatori (8, 9, 10, 11

In buona sostanza, checché ne voglia la vulgata giornalistica: 

  • l'Italia è uno dei Paesi più sicuri d’Europa in termini di omicidi (senza distinzioni di genere), suicidi (senza distinzioni di genere), femminicidi e violenze perpetrate nei confronti delle donne. 
  • guardando ai freddi numeri, in Italia il femminicidio non è un problema che mi sentirei di definire sistemico, e più in generale le strade non sono piede di lupi e si può uscire di casa senza aver paura di morire, a prescindere dal genere in cui ci si riconosce. 

Questo OVVIAMENTE non significa che NON ci sia ancora TANTISSIMO lavoro da fare per migliorare la situazione nel nostro Paese, ma prima di intraprendere qualsiasi tipo di riflessione è necessario tenere bene a mente la situazione di partenza, ragionando col cervello e non con la pancia. 

Quindi, assunto che i femminicidi in Italia sono fortunatamente un fenomeno statisticamente poco rilevante, benché stabile e non in declino come altri orribili crimini, e che il Paese reale non è abitato da mostri, va allo stesso tempo ricordato che il femminicidio è un atto estremo e non esiste solo quello. 

Sfortunatamente, sempre in Italia, c'è tutto un sostrato culturale che è fatto di abusi verbali, psicologici, economici e fisici che non per forza (e fortunatamente, aggiungo!!) sfociano nel femminicidio, ma che son lì da vedere: a partire da fenomeni che solo in apparenza possono sembrare innocui (ma non lo sono affatto, e quasi sarebbe un esperimento interessante fare un test a parti invertite) come i commenti sessisti sulla presunta inadeguatezza del genere femminile in determinati contesti o il purtroppo troppo frequentemente documentato catcalling (12), fino al ben più noto gender pay gap (13), cioè la non trascurabile disparità che c'è nella retribuzione tra uomini e donne. 

E benché non adori il termine - più che altro non sopporto l’uso e l’abuso che se ne fa, spesso in modo indiscriminato, tanto per capirci preferirei parlare di cultura maschilista - obiettivamente direi che “patriarcato” riassume piuttosto bene questo contesto culturale, almeno stando alla sua definizione più sintetica e minimale (14): Il patriarcato è un sistema sociale in cui gli uomini detengono in via primaria il potere e predominano in ruoli di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà privata


È quindi tutta colpa del patriarcato? 

Ecco, nonostante tutto quello che ho messo per iscritto nello scorso paragrafo, faccio fatica a dare interamente la colpa al cd patriarcato, mi spiego: certamente è ascrivibile al cd patriarcato la già menzionata disparità di trattamento in molti ambiti della vita privata e pubblica tra uomini e donne, quando quest’ultime sono la parte danneggiata, così come penso siano imputabili al cd patriarcato i casi in cui “paradossalmente” (nel senso che può avere un paradosso all'interno del paradigma patriarcale) avviene l’opposto, come ad esempio la scarsissima attenzione nei confronti degli uomini vittime di violenze ed abusi (dove, come c'è da aspettarsi, c’è tantissimo “sommerso, 15), od anche l’altissima disparità di genere nelle denunce di infortuni (mortali e non, 16) sul luogo di lavoro, per non dimenticare i numeri menzionati in precedenza sugli omicidi e soprattutto i suicidi. 

Tuttavia rimango scettico sulla possibilità di azzerare del tutto certi crimini e soprusi, anche in un mondo in cui vi sia raggiunta una certa maturazione a livello culturale per cui la disparità di genere sia stata finalmente superata. 

L’Italia è un Paese di diverse decine di milioni di abitanti e non si può pensare di eliminare per sempre qualsiasi tipo di stortura ed abuso, anche solo statisticamente parlando. Infatti, a prescindere dal sottostante culturale, ci sarà sempre un certo numero di individui che non è in grado, per qualsivoglia motivo, di rispettare le regole della società civile. 

Più in generale, le società umane sono entità parecchio complesse e trovo abbastanza sciocco pretendere di descriverle in termini di pochi (e magari pure categorici) concetti e/o set di istruzioni. 

Quindi, IMHO, il cd patriarcato (o come preferirei dire io, la cultura maschilista) ha sicuramente tante colpe e va smantellato, ma non è l’origine di tutti i mali. 


Tutti gli uomini sono in parte o pienamente responsabili, per non dire direttamente colpevoli, di ogni femminicidio?  

Posto quindi che in Italia è ancora piuttosto comune una certa visione maschilista della società (#capitanovvio), che risposta do alla domanda che in queste ultime settimane è stata condivisa da più parti sui social (17) e sui media di informazione (minuto 16 di 18) è che è riassunta nel titolo di questo paragrafo? 

Sicuramente mi sento di escludere che “tutti” gli uomini siano “colpevoli”, una delle basi della nostra società moderna è che la colpa è individuale, ovvero di chi commette un crimine ed eventualmente di chi assiste o ne viene a conoscenza senza fare niente. 

Per quanto riguarda l’essere “responsabili”, comprendo il senso della provocazione e la posso anche accogliere, ma escludendo le parole “tutti” e “pienamente”, perché nuovamente penso che ragionare per assoluti non porti a nulla di concreto nella (sacrosanta) lotta al cd patriarcato, che è una cosa seria ed in quanto tale va perseguita con metodo! 

So benissimo che questo tipo di risposta mi rende prono ad accuse tipo #NotAllMen etc. ma in tutta sincerità non mi interessa, fintanto che ci sarà qualcuno che accusa “tutti gli uomini”, non potrò che rispondere che ad avere colpe e/o responsabilità sono “solo alcuni uomini”. 

E comunque, per amor di logica, mi sento costretto a far notare che se devo prendere per buono il fatto che “alcuni uomini possono essere ritenuti in parte responsabili di ogni femminicidio che avviene in Italia”, lo stesso si deve poter dire per “alcune donne”, perché queste stesse argomentazioni che sto usando io vengono portate avanti, talvolta con toni e conclusioni ben più categorici dei miei, anche da persone di genere femminile (19). 


Cosa posso fare io come singolo uomo? 

Infine, tornando coi piedi per terra ed evitando estremismi da un lato o dall'altro, penso che la nostra società, benché sia tra le migliori al momento esistenti, sia indubbiamente ancora imperfetta. Al suo interno ogni genere soffre le sue discriminazioni e ogni storia è ovviamente a sé, quindi ci sarà sempre il caso dell'uomo più oppresso della donna e viceversa, ma facendo uno sforzo di astrazione e cercando di dare un giudizio definitivo al netto di tutto, in Italia è ancora vero che le donne sono certamente più discriminate degli uomini. 

A mio avviso nessuna soluzione possibile può venir fuori da chi propone, in modo più o meno esplicito che sia, una contrapposizione tra i generi, ma piuttosto auspico che vi sia una collaborazione collettiva verso il bene comune, che certamente deve passare attraverso l’insegnamento del rispetto per se stessi e soprattutto degli altri. 

In questo senso, il contributo che penso di poter dare come singolo uomo è proprio quello di continuare a far notare a chi mi circonda che determinati comportamenti ed atteggiamenti fanno parte di una cultura che sarebbe anche l’ora che si togliesse dai piedi, di promuovere una narrazione che abbia come base il rispetto reciproco a prescindere dal genere, dall'orientamento sessuale, dal colore della pelle, dall'etnia, etc. e di tramandare tutto questo a mio figlio, con la speranza che le nuove generazioni facciano ancora meglio di quanto possiamo fare noi oggi! 

lunedì 13 novembre 2023

Sulla questione israelo-palestinese

A distanza di più di anno torno nuovamente sul blog per commentare dei tristi fatti di cronaca internazionale. Inizialmente avevo seriamente pensato di astenermi dal commento pubblico, ma i fatti che stanno avvenendo sono di una gravità tale e mi toccano a tal punto da impormi di esprimere un parere in questo piccolo spazio personale che mi sono ritagliato nel corso degli anni. Per quest’occasione propongo a me stesso un ritorno alle origini in termini di sintesi, sia per scarsità di tempo personale sia per mancanza di competenze sull’argomento.

La mia opinione sulla questione israelo-palestinese è grossomodo la stessa di sempre da tempo e si può riassumere nei seguenti due punti:
  • è forse per antonomasia un esempio di situazione complessa (spiace usare una parola cara ad un mio omonimo - chi vuol capire capirà), che ha originali decennali per non dire secolari, in cui se anche in principio una delle due parti aveva più ragioni dell’altra, ormai entrambe hanno commesso svariati torti e trovo sia impossibile fare una distinzione manichea tra buoni vs cattivi;
  • il più forte tra i due contendenti (i.e. Israele) avrebbe dovuto definire ed intraprendere un percorso politico che avesse come scopo quello di porre fine a questa faccenda in maniera realmente pacifica, realizzando la cd soluzione dei due Stati (1, o variazioni sul tema), facendosi aiutare da enti sovranazionali (ONU, NATO, UE, etc.) che fungessero da garante.

Per quanto concerne i fatti del 7 ottobre scorso e quello che ne è seguito, penso invece che:
  • sia doverosa un’ovvia e ferma condanna nei confronti di Hamas per l’inaccettabile atto terroristico. Sono sinceramente scioccato dall’evento in sé e non capisco quale fosse la loro reale intenzione: attirare l’ira di Netanyahu per far crollare il supporto internazionale ad Israele? Destabilizzare ulteriormente una zona già compromessa al fine di distogliere l’attenzione da altre zone calde (e.g. Ucraina) sotto mandato altrui (Russia ed Iran in primis)? Sicuramente il bene del popolo palestinese non era lo scopo dell’attacco, come non lo è d’altronde mai stato nei piani di Hamas.
  • sia altrettanto doverosa una ferma condanna della reazione di Netanyahu. Il diritto di difesa di Israele non può realizzarsi in un massacro generalizzato del popolo palestinese! Anche in questo caso mi chiedo quale sia il suo piano per il futuro (sia a breve che a più lungo termine), ammesso che ne abbia uno.
  • sia banale il fatto che entrambe le posizioni precedenti possano coesistere e, alla luce di quanto affermato più in alto, sia sempre più convinto che l'unica soluzione possibile sia che Israele si convinca a farsi aiutare da qualcuno a risolvere per davvero la situazione. La Palestina non può più essere una prigione a cielo aperto ed il popolo arabo si merita uno stato indipendente di cui abbia piena sovranità. Allo stesso tempo ci devono essere garanzie a livello internazionale per cui Israele non può essere minacciato, né sul lungo (vedasi le promesse storiche di Iran e compagnia bella) né sul breve (vedasi le piogge quotidiane di razzi dai vari vicini) termine. L’ONU ormai non può più nulla, ma l’UE e la NATO avrebbero solo che da guadagnarci, anche solo a titolo di immagine, ad ottenere la pace in quella zona di mondo, anzi, sarebbe bello che l’Occidente prendesse l’iniziativa ed in maniera compatta si facesse seriamente promotore di questa soluzione.
  • sia veramente triste e stupido che alcuni Paesi europei abbiano vietato le manifestazioni pro-Palestina nascondendosi dietro la paura di antisemitismo e terrorismo.
In conclusione, sono certo che queste posizioni siano un facile modo per farsi additare come democristiano (nel senso dispregiativo del termine) ed illuso, benché sia il primo a ritenere che sia più facile a dirsi e meno a farsi, ma sfido chiunque a dimostrarmi valide alternative per risolvere la situazione in essere...


tl;dr

Cosa pensavo prima del 7 ottobre scorso?
  • dopo così tanti decenni, se anche in principio una delle due parti aveva più ragioni dell’altra, ormai entrambe hanno commesso svariati torti per cui trovo impossibile fare una distinzione manichea tra buoni vs cattivi;
  • da tempo Israele, in quanto il più forte tra i due contendenti, avrebbe dovuto definire ed intraprendere un percorso politico che avesse come scopo quello di porre fine a questa faccenda in maniera realmente pacifica, realizzando la cd soluzione dei due Stati (o variazioni sul tema), facendosi aiutare da enti sovranazionali in grado di fungere da garanti.

Cosa penso dopo i fatti del 7 ottobre scorso e quello che ne è seguito?
  • ferma condanna dell’inaccettabile atto terroristico di Hamas;
  • ferma condanna della violentissima reazione dell’Israele di Netanyahu;
  • enorme sconforto per il divieto delle manifestazioni pro-Palestina in alcuni Paesi europei;
  • convinzione che l’Occidente si debba dare una svegliata e farsi promotore in maniera compatta e decisa della cd soluzione dei due Stati (o variazioni sul tema), perché se è vero che nel nostro pezzo di mondo si vive meglio, si cresce di più, c’è più equità, etc. in virtù degli ideali liberal-democratici che ci contraddistinguono rispetto agli altri, non possiamo più girarci dall’altro lato di fronte a certe situazioni, specialmente quando ci vedono coinvolti in maniera storicamente diretta.