lunedì 16 settembre 2024

Una nuova speranza

Pochi giorni fa è nata un'associazione che intende avviare un processo pubblico di costruzione di un nuovo partito. Il manifesto dell’associazione (1) è piuttosto eloquente e richiama alcuni temi a cui sono molto caro e di cui ho discusso parecchio negli scorsi anni (2, 3, 4, 5). Di seguito riporto alcuni passaggi del manifesto in questione:

  • “da circa 40 anni l’Italia indietreggia socio-economicamente rispetto al resto del mondo [...] non a causa di un destino cinico e baro ma per via di scelte fatte dalla maggioranza degli italiani, illusi da proposte politiche ingannevoli e di corto respiro”
  • “Per invertire la rotta occorre cambiare sia le politiche adottate, sia la visione del mondo che le ha generate. Questo richiede l’ammissione che la responsabilità di quanto accade è nostra e l’identificazione degli errori compiuti nell’ultimo mezzo secolo.”
  • “L’Associazione intende avviare un processo pubblico di costruzione di un partito che [...] vada oltre l’infimo livello dei populismi attuali, oltre ogni vuoto proclama ideologico, oltre la retorica identitaria, oltre le false promesse di miracolose panacee, oltre l’utopia infantile del pasto gratis, oltre la mitologia dell’uomo o donna del destino che tutto può, tutto promette e nulla combina.”
  • “esiste un'Italia capace, tecnicamente competente, altamente produttiva, tecnologicamente avanzata o per lo meno in grado di esserlo, moralmente coraggiosa e pronta ad assumersi i rischi e le responsabilità del cambiamento, aperta al mondo esterno e alle sue dinamiche [...] Questa Italia è da decenni priva di una rappresentanza politica”
Ben conoscendo i due promotori, Michele Boldrin ed Alberto Forchielli, so che dal programma di un partito di cui loro siano incubatori/garanti/consiglieri/quellochevolete posso aspettarmi una grande sovrapposizione rispetto a quello che auspico da tempo, ovvero:
  • Riforma delle pensioni, che sono l’elefante nella stanza: bisogna rendere sostenibile il sistema previdenziale, altrimenti la mia generazione e quella di mio figlio sono spacciate.
  • Riforma dell’istruzione: IMHO bisognerebbe rivedere tutto da zero o quasi, per insegnare ai giovani d’oggi come essere cittadini nel mondo del domani.
  • Blocco nominale della spesa pubblica: a causa degli sperperi passati, l’Italia ha uno strettissimo spazio fiscale su cui agire ogni anno. Concentriamoci sulle spese importanti (istruzione, sanità, infrastrutture, spesa sociale vera ed investimenti) ma eliminiamo in maniera graduale le tante spese superflue dello Stato.
  • Implementare tutte le riforme necessarie per aumentare il tasso di crescita della produttività: favorire la concorrenza e liberalizzare i mercati protetti, snellire la burocrazia e la giustizia ed adeguare il sistema bancario italiano agli standard europei;
  • Riforma della tassazione: ci vuole semplificazione dal lato di chi riscuote e giustizia per chi contribuisce, al fine anche di aiutare la lotta all’evasione fiscale.
  • Disoccupazione e assistenza sociale: il “Reddito di inclusione” era troppo poco finanziato, il “Reddito di cittadinanza” metteva insieme gli aiuti di sussistenza coi sussidi di disoccupazione senza ottenere alcun risultato sul mercato del lavoro, mentre l’“Assegno di inclusione” fa troppi figli e figliastri. Conviene ripartire da zero, separando i sussidi di disoccupazione, che peraltro dovrebbero riguardare tutti, non solo alcune categorie meglio tutelate di altre, dagli aiuti stile “Reddito di inclusione” col fine di agire in maniera più efficace su entrambi i fronti.
  • Energia: per raggiungere la neutralità carbonica al 2050 il nucleare va aggiunto al mix nazionale. Con finanziamenti in parte pubblici e in parte privati non è impensabile aprire una prima centrale in 10 anni.
  • Rendersi conto che il Novecento è un capitolo vecchio e la parola d’ordine dovrebbe essere “progressismo”: più diritti alle persone LGBTQ+ e legalizzazione della cannabis e della prostituzione in primis.
In tutta sincerità, sono piuttosto emozionato da questa faccenda e sono parecchio curioso di seguire l’evoluzione di questo progetto. È infatti dai tempi dei primi incontri di “Liberi, oltre le illusioni“ (6) e dell'intervista di Michele con Shy nel 2019 (7) che aspetto (o per meglio dire, spero in) uno sviluppo del genere.

Pertanto, pur con cauto ottimismo, penso che se avranno successo nella creazione di tale partito, forse sarà la volta buona che andrò alle future elezioni convinto di votare un progetto a cui tengo e non rassegnato a dover votare il meno peggio.

Dirò di più, per una volta sono persino tentato di partecipare in prima persona in maniera attiva ad un partito politico.



tl;dr

Pochi giorni fa è nata un'associazione che intende avviare un processo pubblico di costruzione di un nuovo partito. Di seguito riporto alcuni passaggi del manifesto dell’associazione stessa:
  • “da circa 40 anni l’Italia indietreggia socio-economicamente rispetto al resto del mondo [...] non a causa di un destino cinico e baro ma per via di scelte fatte dalla maggioranza degli italiani, illusi da proposte politiche ingannevoli e di corto respiro”
  • “Per invertire la rotta occorre cambiare sia le politiche adottate, sia la visione del mondo che le ha generate. Questo richiede l’ammissione che la responsabilità di quanto accade è nostra e l’identificazione degli errori compiuti nell’ultimo mezzo secolo.”
  • “L’Associazione intende avviare un processo pubblico di costruzione di un partito che [...] vada oltre l’infimo livello dei populismi attuali, oltre ogni vuoto proclama ideologico, oltre la retorica identitaria, oltre le false promesse di miracolose panacee, oltre l’utopia infantile del pasto gratis, oltre la mitologia dell’uomo o donna del destino che tutto può, tutto promette e nulla combina.”
  • “esiste un'Italia capace, tecnicamente competente, altamente produttiva, tecnologicamente avanzata o per lo meno in grado di esserlo, moralmente coraggiosa e pronta ad assumersi i rischi e le responsabilità del cambiamento, aperta al mondo esterno e alle sue dinamiche [...] Questa Italia è da decenni priva di una rappresentanza politica”
Seguo da sufficiente tempo i due promotori, Michele Boldrin ed Alberto Forchielli, per sapere che, se avranno successo nella creazione di tale partito, forse sarà la volta buona che andrò alle future elezioni convinto di votare un progetto a cui tengo e non rassegnato a dover votare il meno peggio!




lunedì 4 dicembre 2023

Femminicidi e patriarcato: alcune riflessioni

Benché sia una persona che tiene particolarmente all'essere sempre informato su quello che accade in Italia e nel mondo, per mia natura ho sempre trascurato i fatti di cronaca nera, o per meglio dire li ho sempre seguiti a debita distanza senza mai approfondirli, anche a costo di saperne poco o nulla, rifuggendo l’atteggiamento morboso con cui solitamente l’opinione pubblica segue tali eventi. 

Nonostante ciò, il recente femminicidio di Giulia Cecchettin (1) mi ha colpito in un modo completamente diverso da quanto mi fosse mai capitato in passato, e per la prima volta da praticamente sempre ho tenuto alta l'attenzione durante tutta la vicenda, fin dal primo momento in cui Giulia era stata dichiarata scomparsa, per capire come stessero evolvendo le indagini giorno dopo giorno. Non so ancora spiegarmi il perché, ho provato a ragionarci sopra con amici e parenti ma non sono giunto ad una conclusione, anche se ho la quasi certezza che l’essere diventato padre da meno di un anno e mezzo abbia il suo non indifferente peso in tutto ciò.  

Quale che sia il motivo per cui questa tragica ed orribile vicenda mi ha segnato più di altre avvenute in passato, le ampie discussioni pubbliche che si sono sollevate, unite a quelle private che menzionavo prima, hanno scaturito diverse domande cui hanno fatto seguito alcune riflessioni mie personali che sento di dover mettere in ordine, non foss’altro per verbalizzare idee e concetti che bene o male mi porto dietro da anni ma che non ho mai espresso al di fuori della sfera privata tra parenti ed amici. 


L’Italia è un Paese pericoloso per le donne? 

Cominciamo dalle cose scomode, ovvero i fatti:  

  • negli ultimi 2-3 decenni in Italia ci sono sempre meno omicidi, con uno sbilanciamento di genere che si sta assottigliando sempre più (2, 3
  • nello stesso arco di tempo anche i suicidi sono in diminuzione, ma in tal caso risulta ancora piuttosto evidente uno sbilanciamento di genere, indicativamente per ogni suicidio femminile ce ne sono 4 maschili (4)  
  • i femminicidi propriamente detti invece, ovvero quelli ad opera di partner, ex partner e parenti stretti, sono purtroppo stazionari da almeno 20 anni (5
  • per quanto concerne le violenze perpetrate nei confronti delle donne, benché i dati mostrino un miglioramento, purtroppo le statistiche sono poche e piuttosto vecchie (segno che ancora troppo poche risorse sono impegnate su questo fronte!!) e quindi non mi azzardo a formulare giudizi, anche perché c’è sicuramente molto “sommerso” che non viene evidenziato dalle ricerche stesse (6, 7
  • nei confronti europei non c’è storia, siamo praticamente sempre tra i migliori sotto ognuno dei precedenti indicatori (8, 9, 10, 11

In buona sostanza, checché ne voglia la vulgata giornalistica: 

  • l'Italia è uno dei Paesi più sicuri d’Europa in termini di omicidi (senza distinzioni di genere), suicidi (senza distinzioni di genere), femminicidi e violenze perpetrate nei confronti delle donne. 
  • guardando ai freddi numeri, in Italia il femminicidio non è un problema che mi sentirei di definire sistemico, e più in generale le strade non sono piede di lupi e si può uscire di casa senza aver paura di morire, a prescindere dal genere in cui ci si riconosce. 

Questo OVVIAMENTE non significa che NON ci sia ancora TANTISSIMO lavoro da fare per migliorare la situazione nel nostro Paese, ma prima di intraprendere qualsiasi tipo di riflessione è necessario tenere bene a mente la situazione di partenza, ragionando col cervello e non con la pancia. 

Quindi, assunto che i femminicidi in Italia sono fortunatamente un fenomeno statisticamente poco rilevante, benché stabile e non in declino come altri orribili crimini, e che il Paese reale non è abitato da mostri, va allo stesso tempo ricordato che il femminicidio è un atto estremo e non esiste solo quello. 

Sfortunatamente, sempre in Italia, c'è tutto un sostrato culturale che è fatto di abusi verbali, psicologici, economici e fisici che non per forza (e fortunatamente, aggiungo!!) sfociano nel femminicidio, ma che son lì da vedere: a partire da fenomeni che solo in apparenza possono sembrare innocui (ma non lo sono affatto, e quasi sarebbe un esperimento interessante fare un test a parti invertite) come i commenti sessisti sulla presunta inadeguatezza del genere femminile in determinati contesti o il purtroppo troppo frequentemente documentato catcalling (12), fino al ben più noto gender pay gap (13), cioè la non trascurabile disparità che c'è nella retribuzione tra uomini e donne. 

E benché non adori il termine - più che altro non sopporto l’uso e l’abuso che se ne fa, spesso in modo indiscriminato, tanto per capirci preferirei parlare di cultura maschilista - obiettivamente direi che “patriarcato” riassume piuttosto bene questo contesto culturale, almeno stando alla sua definizione più sintetica e minimale (14): Il patriarcato è un sistema sociale in cui gli uomini detengono in via primaria il potere e predominano in ruoli di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà privata


È quindi tutta colpa del patriarcato? 

Ecco, nonostante tutto quello che ho messo per iscritto nello scorso paragrafo, faccio fatica a dare interamente la colpa al cd patriarcato, mi spiego: certamente è ascrivibile al cd patriarcato la già menzionata disparità di trattamento in molti ambiti della vita privata e pubblica tra uomini e donne, quando quest’ultime sono la parte danneggiata, così come penso siano imputabili al cd patriarcato i casi in cui “paradossalmente” (nel senso che può avere un paradosso all'interno del paradigma patriarcale) avviene l’opposto, come ad esempio la scarsissima attenzione nei confronti degli uomini vittime di violenze ed abusi (dove, come c'è da aspettarsi, c’è tantissimo “sommerso, 15), od anche l’altissima disparità di genere nelle denunce di infortuni (mortali e non, 16) sul luogo di lavoro, per non dimenticare i numeri menzionati in precedenza sugli omicidi e soprattutto i suicidi. 

Tuttavia rimango scettico sulla possibilità di azzerare del tutto certi crimini e soprusi, anche in un mondo in cui vi sia raggiunta una certa maturazione a livello culturale per cui la disparità di genere sia stata finalmente superata. 

L’Italia è un Paese di diverse decine di milioni di abitanti e non si può pensare di eliminare per sempre qualsiasi tipo di stortura ed abuso, anche solo statisticamente parlando. Infatti, a prescindere dal sottostante culturale, ci sarà sempre un certo numero di individui che non è in grado, per qualsivoglia motivo, di rispettare le regole della società civile. 

Più in generale, le società umane sono entità parecchio complesse e trovo abbastanza sciocco pretendere di descriverle in termini di pochi (e magari pure categorici) concetti e/o set di istruzioni. 

Quindi, IMHO, il cd patriarcato (o come preferirei dire io, la cultura maschilista) ha sicuramente tante colpe e va smantellato, ma non è l’origine di tutti i mali. 


Tutti gli uomini sono in parte o pienamente responsabili, per non dire direttamente colpevoli, di ogni femminicidio?  

Posto quindi che in Italia è ancora piuttosto comune una certa visione maschilista della società (#capitanovvio), che risposta do alla domanda che in queste ultime settimane è stata condivisa da più parti sui social (17) e sui media di informazione (minuto 16 di 18) è che è riassunta nel titolo di questo paragrafo? 

Sicuramente mi sento di escludere che “tutti” gli uomini siano “colpevoli”, una delle basi della nostra società moderna è che la colpa è individuale, ovvero di chi commette un crimine ed eventualmente di chi assiste o ne viene a conoscenza senza fare niente. 

Per quanto riguarda l’essere “responsabili”, comprendo il senso della provocazione e la posso anche accogliere, ma escludendo le parole “tutti” e “pienamente”, perché nuovamente penso che ragionare per assoluti non porti a nulla di concreto nella (sacrosanta) lotta al cd patriarcato, che è una cosa seria ed in quanto tale va perseguita con metodo! 

So benissimo che questo tipo di risposta mi rende prono ad accuse tipo #NotAllMen etc. ma in tutta sincerità non mi interessa, fintanto che ci sarà qualcuno che accusa “tutti gli uomini”, non potrò che rispondere che ad avere colpe e/o responsabilità sono “solo alcuni uomini”. 

E comunque, per amor di logica, mi sento costretto a far notare che se devo prendere per buono il fatto che “alcuni uomini possono essere ritenuti in parte responsabili di ogni femminicidio che avviene in Italia”, lo stesso si deve poter dire per “alcune donne”, perché queste stesse argomentazioni che sto usando io vengono portate avanti, talvolta con toni e conclusioni ben più categorici dei miei, anche da persone di genere femminile (19). 


Cosa posso fare io come singolo uomo? 

Infine, tornando coi piedi per terra ed evitando estremismi da un lato o dall'altro, penso che la nostra società, benché sia tra le migliori al momento esistenti, sia indubbiamente ancora imperfetta. Al suo interno ogni genere soffre le sue discriminazioni e ogni storia è ovviamente a sé, quindi ci sarà sempre il caso dell'uomo più oppresso della donna e viceversa, ma facendo uno sforzo di astrazione e cercando di dare un giudizio definitivo al netto di tutto, in Italia è ancora vero che le donne sono certamente più discriminate degli uomini. 

A mio avviso nessuna soluzione possibile può venir fuori da chi propone, in modo più o meno esplicito che sia, una contrapposizione tra i generi, ma piuttosto auspico che vi sia una collaborazione collettiva verso il bene comune, che certamente deve passare attraverso l’insegnamento del rispetto per se stessi e soprattutto degli altri. 

In questo senso, il contributo che penso di poter dare come singolo uomo è proprio quello di continuare a far notare a chi mi circonda che determinati comportamenti ed atteggiamenti fanno parte di una cultura che sarebbe anche l’ora che si togliesse dai piedi, di promuovere una narrazione che abbia come base il rispetto reciproco a prescindere dal genere, dall'orientamento sessuale, dal colore della pelle, dall'etnia, etc. e di tramandare tutto questo a mio figlio, con la speranza che le nuove generazioni facciano ancora meglio di quanto possiamo fare noi oggi! 

lunedì 13 novembre 2023

Sulla questione israelo-palestinese

A distanza di più di anno torno nuovamente sul blog per commentare dei tristi fatti di cronaca internazionale. Inizialmente avevo seriamente pensato di astenermi dal commento pubblico, ma i fatti che stanno avvenendo sono di una gravità tale e mi toccano a tal punto da impormi di esprimere un parere in questo piccolo spazio personale che mi sono ritagliato nel corso degli anni. Per quest’occasione propongo a me stesso un ritorno alle origini in termini di sintesi, sia per scarsità di tempo personale sia per mancanza di competenze sull’argomento.

La mia opinione sulla questione israelo-palestinese è grossomodo la stessa di sempre da tempo e si può riassumere nei seguenti due punti:
  • è forse per antonomasia un esempio di situazione complessa (spiace usare una parola cara ad un mio omonimo - chi vuol capire capirà), che ha originali decennali per non dire secolari, in cui se anche in principio una delle due parti aveva più ragioni dell’altra, ormai entrambe hanno commesso svariati torti e trovo sia impossibile fare una distinzione manichea tra buoni vs cattivi;
  • il più forte tra i due contendenti (i.e. Israele) avrebbe dovuto definire ed intraprendere un percorso politico che avesse come scopo quello di porre fine a questa faccenda in maniera realmente pacifica, realizzando la cd soluzione dei due Stati (1, o variazioni sul tema), facendosi aiutare da enti sovranazionali (ONU, NATO, UE, etc.) che fungessero da garante.

Per quanto concerne i fatti del 7 ottobre scorso e quello che ne è seguito, penso invece che:
  • sia doverosa un’ovvia e ferma condanna nei confronti di Hamas per l’inaccettabile atto terroristico. Sono sinceramente scioccato dall’evento in sé e non capisco quale fosse la loro reale intenzione: attirare l’ira di Netanyahu per far crollare il supporto internazionale ad Israele? Destabilizzare ulteriormente una zona già compromessa al fine di distogliere l’attenzione da altre zone calde (e.g. Ucraina) sotto mandato altrui (Russia ed Iran in primis)? Sicuramente il bene del popolo palestinese non era lo scopo dell’attacco, come non lo è d’altronde mai stato nei piani di Hamas.
  • sia altrettanto doverosa una ferma condanna della reazione di Netanyahu. Il diritto di difesa di Israele non può realizzarsi in un massacro generalizzato del popolo palestinese! Anche in questo caso mi chiedo quale sia il suo piano per il futuro (sia a breve che a più lungo termine), ammesso che ne abbia uno.
  • sia banale il fatto che entrambe le posizioni precedenti possano coesistere e, alla luce di quanto affermato più in alto, sia sempre più convinto che l'unica soluzione possibile sia che Israele si convinca a farsi aiutare da qualcuno a risolvere per davvero la situazione. La Palestina non può più essere una prigione a cielo aperto ed il popolo arabo si merita uno stato indipendente di cui abbia piena sovranità. Allo stesso tempo ci devono essere garanzie a livello internazionale per cui Israele non può essere minacciato, né sul lungo (vedasi le promesse storiche di Iran e compagnia bella) né sul breve (vedasi le piogge quotidiane di razzi dai vari vicini) termine. L’ONU ormai non può più nulla, ma l’UE e la NATO avrebbero solo che da guadagnarci, anche solo a titolo di immagine, ad ottenere la pace in quella zona di mondo, anzi, sarebbe bello che l’Occidente prendesse l’iniziativa ed in maniera compatta si facesse seriamente promotore di questa soluzione.
  • sia veramente triste e stupido che alcuni Paesi europei abbiano vietato le manifestazioni pro-Palestina nascondendosi dietro la paura di antisemitismo e terrorismo.
In conclusione, sono certo che queste posizioni siano un facile modo per farsi additare come democristiano (nel senso dispregiativo del termine) ed illuso, benché sia il primo a ritenere che sia più facile a dirsi e meno a farsi, ma sfido chiunque a dimostrarmi valide alternative per risolvere la situazione in essere...


tl;dr

Cosa pensavo prima del 7 ottobre scorso?
  • dopo così tanti decenni, se anche in principio una delle due parti aveva più ragioni dell’altra, ormai entrambe hanno commesso svariati torti per cui trovo impossibile fare una distinzione manichea tra buoni vs cattivi;
  • da tempo Israele, in quanto il più forte tra i due contendenti, avrebbe dovuto definire ed intraprendere un percorso politico che avesse come scopo quello di porre fine a questa faccenda in maniera realmente pacifica, realizzando la cd soluzione dei due Stati (o variazioni sul tema), facendosi aiutare da enti sovranazionali in grado di fungere da garanti.

Cosa penso dopo i fatti del 7 ottobre scorso e quello che ne è seguito?
  • ferma condanna dell’inaccettabile atto terroristico di Hamas;
  • ferma condanna della violentissima reazione dell’Israele di Netanyahu;
  • enorme sconforto per il divieto delle manifestazioni pro-Palestina in alcuni Paesi europei;
  • convinzione che l’Occidente si debba dare una svegliata e farsi promotore in maniera compatta e decisa della cd soluzione dei due Stati (o variazioni sul tema), perché se è vero che nel nostro pezzo di mondo si vive meglio, si cresce di più, c’è più equità, etc. in virtù degli ideali liberal-democratici che ci contraddistinguono rispetto agli altri, non possiamo più girarci dall’altro lato di fronte a certe situazioni, specialmente quando ci vedono coinvolti in maniera storicamente diretta.




lunedì 19 settembre 2022

Appello ai ragionevoli

L’appello che segue, diviso in sezioni per agevolarne la lettura, è conseguenza della caduta del governo Draghi, innescata e portata a termine da forze politiche (M5S, FI e Lega) che, date le tempistiche scelte per far venir meno la propria fiducia all’esecutivo stesso, fatico a non definire scriteriate e criminali. 

Difesa di Draghi 

Posto che Mario Draghi ha bisogno di tutto meno che una difesa del sottoscritto, dopo tanti mesi passati a leggere e ascoltare le cose più assurde, io per primo riconosco che ci siano tante cose che gli vadano giustamente criticate, tra cui:

  • l’aver assecondato troppo le follie dei partiti nel periodo autunno/inizio inverno scorsi, che hanno avuto conseguenze nella scorsa legge di bilancio, tra cui (i) non aver altamente riformato il “Superbonus” a scapito delle altre forme di agevolazioni, con le note conseguenze (1, 2), e (ii) una riforma fiscale sicuramente interessante ma assolutamente non rivoluzionaria (3); 
  • la scarsa attenzione a certe tematiche legate alla democrazia digitale (45, 6); 
  • la gestione approssimativa e pasticciata del reparto scolastico, con i soliti problemi di impostazione e comunicazione sui concorsi per nuovi docenti, sul reclutamento dei supplenti e sull’obbligo delle mascherine in aula. 

Ma, allo stesso tempo, sento la necessità di sfogarmi e ricordare che:  

  • Draghi non è diventato Presidente del Consiglio per caso, ma è stato chiamato a inizio 2021 dal Presidente della Repubblica Mattarella perché la classe politica italiana non riusciva più a mascherare i suoi fallimenti di fronte alla crisi sanitaria più grave da un secolo a questa parte. 
  • Con l’insediamento di Draghi non è certamente cambiata la composizione del Parlamento, che risultava lo stesso eletto nel 2018, ed i ministri che componevano il suo governo erano più politici che tecnici, rappresentanti peraltro di quasi tutto l’arco parlamentare. Data una tale necessità di mediazione con politici decisamente non illuminati, aspettarsi la conquista della Luna da un siffatto esecutivo era ed è sciocco e pretestuoso. 
  • Compito di Draghi non era risolvere tutti i problemi d’Italia, ma portare a termine tre obiettivi, ovvero (i) un piano vaccinale degno di un Paese che se la tira di essere nel G7, (ii) scrivere un PNNR decente per non sprecare l’enorme opportunità rappresentata dal Next Generation EU e (iii) iniziare un processo di riforme conseguente e necessario per soddisfare il punto (ii). I fatti, che son lì da vedere, dicono che Draghi è riuscito a portare a compimento (i) e (ii) e, nonostante l’ostruzionismo di alcuni ben noti partiti, ha impostato un percorso sul punto (iii). 
  • Dopo il 24 febbraio scorso, Draghi si è distinto a livello internazionale per essere un baluardo dell’europeismo, dell’atlantismo e della solidarietà occidentale nei confronti dell’Ucraina, atteggiamento che ben difficilmente ci saremmo potuti aspettare da chi lo ha preceduto, inoltre ha fatto un egregio lavoro per diminuire la nostra dipendenza dal gas russo (7). 
  • Nonostante alla crisi sanitaria, motivo principale della chiamata di Mattarella, si siano aggiunte le difficoltà economiche legate all’aumento dell’inflazione per la crescita della domanda mondiale, ulteriormente aggravate dopo l’invasione russa dell’Ucraina, i conti italiani di fine 2021 e metà 2022 sono straordinariamente in ordine (8, 9). 

In soldoni, a Draghi dovremmo riconoscere più meriti che demeriti e la caduta del suo governo in un periodo così complicato è stata la cosa peggiore che potesse capitarci, tutto il resto sono chiacchiere buone solo per chi da un anno e mezzo l’ha menato col “governo dei migliori”. 

Richiamo al pragmatismo  

Come accennato in passato (10), ormai in Italia i termini “destra” e “sinistra”, più che rappresentare degli obiettivi da perseguire, hanno assunto il ruolo di trincee all'interno delle quali ritirarsi, col risultato che tra la maggior parte degli elettori vale il ragionamento “non approverò mai la proposta X se proviene dallo schieramento Y” e viceversa, ignorando completamente che il mondo è molto più complesso di un banale sistema a compartimenti stagni! 

Non di meno, negli ultimi 2-3 decenni (probabilmente da ben prima, ma non c’ero e non mi ritengo sufficientemente informato da parlarne), i partiti che storicamente rappresentano tali schieramenti hanno completamente perso la capacità di comprendere la realtà che li circonda. 

Invece di spendere energie e sforzi per fare funzionare la macchina Italia in un mondo sempre più globalizzato (in cui è importante innovare e rimanere sulla frontiera per non restare indietro), nonché mantenere saldi i rapporti con l’Unione Europea e con le democrazie occidentali nel loro insieme (dal momento che non è più pensabile far tutto da soli come in passato, sia per la crescita sia per la difesa dei diritti conquistati dopo la seconda guerra mondiale), in media i politici italiani, chi più chi meno, predicano lo statalismo spinto quando non direttamente il rifiuto del libero mercato, si comportano da mendicanti ricattatori nei confronti dell'Europa in nome del sovranismo e dell’antiglobalizzazione e strizzano l’occhio ai nemici giurati della Democrazia. 

Infatti, ascoltando un qualunque talk-show politico, a seconda del rappresentante politico di turno, si ha l’impressione che l’Italia se la passi male per colpa dei soliti argomenti fantoccio: 

  • adesione all’Euro e/o Unione Europea, criticati da estrema sinistra ed estrema destra; 
  • la presunta invasione di immigrati, slogan caro a destra e centrodestra; 
  • il sempreverde liberismo, invocato a più riprese da sinistra e centrosinistra; 
  • la tanto condannata austerità, che mette d'accordo un po’ tutti. 

La conseguenza di tutto ciò è che il dibattito politico-economico è fossilizzato sempre sugli stessi temi, impedendo di fatto qualsiasi tipo di mediazione e generando immobilismo e confusione negli elettori, specialmente tra coloro che masticano poco di materie economiche, che sono la maggioranza! 

Pertanto, alle persone che mi leggono invoco ragionevolezza e chiedo di: 

  • riconoscere che al giorno d’oggi la Politica possa e debba essere “pragmatismo nutrito di ideali” (11), perché, se è sacrosanto diritto di ciascuno di noi credere e difendere i propri ideali di riferimento, è altrettanto sacrosanto dovere sottostare ad un vincolo di realtà – va bene essere più o meno progressisti o più o meno conservatori, ma va anche accettato che alcune ricette politiche portano inevitabilmente al disastro e, allo stesso tempo, che sono note le ricette per coniugare la crescita economica col benessere collettivo, sia esso sociale o ambientale; 
  • smettere di rifiutarsi di implementare l’approccio scientifico logico deduttivo (modo complicato per dire “ragionare”), che molti applicano per mestiere (delle persone che conosco, tra fisici, ingegneri, medici ed infermieri c’è l’imbarazzo della scelta) e/o più banalmente in molte scelte di vita quotidiana (sono certo che la maggior parte di voi per entrare in casa prima inserisce la chiave nella porta d’ingresso, poi la gira ed infine spinge senza mai invertire l’ordine delle azioni), al mondo politico-economico – ignorare le evidenze sperimentali e le conoscenze acquisite negli ultimi secoli per difendere qualsivoglia ideologia non porta a nulla di buono, piaccia o meno, infatti, l’economia è una disciplina che descrive molto bene il funzionamento delle società di cui facciamo parte, e.g. (i) da almeno un secolo è piuttosto chiaro che l’innovazione ed il progresso tecnologico (e non la spesa pubblica a pioggia!) siano motore della crescita (12, 13, 14), (ii) la crescita della produttività, che è una determinante fondamentale per la crescita di lungo periodo del reddito pro-capite, non ha nessuna relazione di lungo periodo né con la moneta, né con i deficit pubblici (se non forse tramite una diminuzione della tassazione sugli investimenti, ma la cui sostenibilità strutturale in assenza di tagli di spesa è estremamente precaria, 15), (iii) non è vero che “i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi”, certo c’è ancora moltissimo lavoro da fare, ma il mondo ha fatto progressi immensi nei confronti della povertà ed il trend non è in peggioramento, anche durante il periodo della tanto odiata globalizzazione  (16, 17, 18, 19), (iv) la disciplina di bilancio e le politiche fiscali contro-cicliche sono le regole base per tenere in piedi uno Stato (20), (v) l’economia non è un gioco a somma zero, non serve pensionare gente a caso per assumere più giovani (21, 22), etc. 
  • smettere di insistere con le contrapposizioni ideologiche per cui, ad esempio, “la flat tax è cattiva perché è di destra” e “la patrimoniale è brutta perché è di sinistra”, nella maggior parte dei casi si tratta di meri slogan elettorali buoni solo per raccogliere consensi e tutto dipende da come le norme sono scritte ed implementate – nello specifico esempio che ho proposto, i partiti di destra cercano consensi tra i più abbienti e nella parte di autonomi che sopravvive anche grazie all’evasione, perché di fatto non propongono mai delle vere tassazioni piatte, ma meccanismi super ad hoc e distorsivi (23, 24), mentre i partiti di sinistra ciclicamente propongono di tassare maggiormente i patrimoni e/o successioni e donazioni, non per garantire in maniera strutturale servizi e garanzie ai cittadini, ma per elargire bonus e mancette cercando di ingraziarsi i giovani e accontentando chi aspetta “misure di sinistra” (25). 

Cosa serve all’Italia 

Date le premesse delle sezioni precedenti, per invertire il trend del declino italiano bisogna fare almeno le seguenti cose (già viste e riviste in passato, 26, 27, 28): 

  • blocco nominale della spesa pubblica, a causa degli sperperi passati l’Italia ha uno strettissimo spazio fiscale su cui agire ogni anno, concentriamoci sulle spese importanti (istruzione, sanità, infrastrutture, spesa sociale vera ed investimenti) ma eliminiamo in maniera graduale le tante spese superflue dello Stato; 
  • istruzione, IMHO bisognerebbe rivedere tutto da zero o quasi, per insegnare ai giovani d’oggi come essere cittadini nel mondo del domani; 
  • pensioni, sono l’elefante nella stanza, bisogna rendere sostenibile il sistema previdenziale, altrimenti la mia generazione e quella di mio figlio sono spacciate; 
  • implementare tutte le riforme necessarie per aumentare il tasso di crescita della produttività, come favorire la concorrenza e liberalizzare i mercati protetti, snellire la burocrazia e la giustizia ed adeguare il sistema bancario italiano agli standard europei; 
  • riforma della tassazione, ci vuole semplificazione dal lato di chi riscuote e giustizia per chi contribuisce, al fine anche di aiutare la lotta all’evasione fiscale; 
  • disoccupazione e assistenza sociale, il “Reddito di cittadinanza” va completamente rivisto, vanno separati i sussidi di disoccupazione, che peraltro dovrebbero riguardare tutti, non solo alcune categorie meglio tutelate di altre, dagli aiuti stile “Reddito di inclusione” col fine di agire in maniera più efficace su entrambi i fronti; 
  • energia, per raggiungere la neutralità carbonica al 2050 il nucleare va aggiunto al mix nazionale, con finanziamenti in parte pubblici e in parte privati non è impensabile aprire una prima centrale in 10 anni. 

(ovviamente condirei il tutto con un’adeguata dose di progressismo come più diritti LGBTQ+, legalizzazione della cannabis e della prostituzione, etc. che però qui non tratto perché esulano dal discorso prettamente economico-politico) 

C’è qualcuno in grado di fare ciò? 

Tra le forze politiche presenti in Italia c’è qualcuno in grado di implementare un’adeguata percentuale degli interventi riportati nella precedente lista? Analizzando l'intero spettro politico la scelta è tra: 

  • estremismi vari ed eventuali, ovviamente da questi non mi aspetto nulla dal momento che le loro idee non soddisfano il già citato vincolo di realtà 
    • estrema destra, da un lato abbiamo un mucchio di imbecilli nostalgici di una dittatura novecentesca; 
    • estrema sinistra, dall’altro c'è gente convinta che abbia ancora senso parlare di “battaglia di classe anticapitalista” (29); 
    • i Gilet Arancioni, Italexit e altri matti furiosi, LOL rido per non piangere, questi sono dei meme viventi. 
  • destra e centrodestra, da arraffoni e conservatori bigotti io non mi aspetto nulla, poi fate un po’ voi 
    • Forza Italia e Noi moderati, li metto tutti insieme tanto alla fine sempre di berlusconiani parliamo… e niente Berlusconi è quello che ha sprecato il famoso “dividendo dell’euro” mentre era impegnato a non finire in galera e che ci ha trascinato nella crisi del 2011, devo dire altro? 
    • Lega, un’accozzaglia di sovranisti, bigotti, xenofobi e putinisti, ma ehi hanno abolito la legge Fornero e hanno tagliato le accise sui carburan… ah no, non è vero, non lo hanno fatto;  
    • Fratelli d’Italia, simili Lega e, se possibile, un po’ più a destra (in tutta sincerità non credo ai recenti cambiamenti espressi dalla Meloni, 30), con l’aggiunta di un probabile ritorno di Tremonti al MEF, quindi autarchia, i micro-autonomi da difendere, condoni fiscali, indebitamento e via un nuovo 2011… yeeeeee! 
  • sinistra e centrosinistra, per formazione personale il mio punto di riferimento sarebbe la sinistra socialdemocratica progressista, stile modello nordico (31), ma coi personaggi che ci ritroviamo in Italia siamo parecchi distanti da certi standard 
    • Sinistra Italiana ed Europa Verde, questi mascherano la lotta di classe sotto un ambientalismo di facciata predicando la decrescita come soluzione al riscaldamento globale (32), inoltre hanno posizioni a dir poco discutibili sull’invasione russa dell’Ucraina (33, 34), anche no grazie; 
    • Movimento 5 Stelle, che ormai dopo il Governo Conte II è ufficialmente schierato a sinistra (35), è il partito dell’antiscienza, dell’esaltazione dell’incapacità e dell’analfabetismo, sono per il no agli OGM ed ai termovalorizzatori, ed hanno abbracciato i peggio complottismi, come quello sulla Xylella, sono maestri di incoerenza (36) ed orgogliosi di essere populisti (37), quindi direi che si squalificano da soli. 
    • Partito Democratico, in teoria avrebbero le carte in regola per fare del bene al Paese, dal momento che dichiarano di “contribuire a costruire e consolidare […] un ampio campo riformista, europeista e di centro-sinistra, operando in un rapporto organico con le principali forze socialiste, democratiche, progressiste e promuovendone l'azione comune” (38), ma nella realtà dei fatti sono una delusione continua e, da partito potenzialmente riformista, nell’ultima legislatura hanno definitivamente tolto la maschera rivelando una forte componente populista. 
  • centro, al momento, almeno a livello di slogan e macro-argomenti, qui risiedono i partiti a cui sono politicamente più affine, eppure c’è un “ma” 
    • Impegno Civico, ammetto che in alcune parti il programma sembra scritto da Draghi stesso (39), ma prima di vendersi per una persona seria, Di Maio ha molto da farsi perdonare (40, 41, 42, 43, 44, 45). 
    • +Europa, alla prima grande delusione, col fallimento della scalata alla segreteria da parte di Cappato (46), si è aggiunta la sciagurata decisione di rimanere nella coalizione di centrosinistra per le imminenti elezioni politiche, al fianco delle sopracitate angurie e Di Maio... non fa ben sperare; 
    • Azione e Italia Viva, entrambi i partiti sono guidati da personaggi che mi stanno piuttosto scomodi, infatti da un lato mi ero ripromesso di non dare più il voto a Renzi dopo le multiple delusioni passate (dal ritiro/non ritiro dalla Politica alle consulenze svolte in Arabia Saudita) e dall’altro ammetto candidamente che Calenda non mi ha mai convinto (è una specie di Renzi wannabe che cerca continuamente di raccogliere voti sparando nel mucchio a destra e a sinistra), inoltre i suoi recenti acquisti non sono affatto ciò che speravo (avrei decisamente preferito Cottarelli al duo Carfagna-Gelmini)… ma allo stesso tempo riconosco che entrambi sono accompagnati da personaggi dall’indubbia competenza e capacità (Marattin, Pastorella, Zollino, etc.) che possono controbilanciare i loro “contro”. 

Che fare quindi? 

Ad essere del tutto onesti e rigorosi, in Italia non esiste una forza politica, che Boldrin chiamerebbe un “partito immoderato di centro” (47), che voglia attuare per intero un programma come quello elencato due sezioni sopra. 

Al momento, la cosa che più ci si avvicina è il progetto partorito da Renzi e Calenda conosciuto coi nomi di “Terzo polo”, “Italia, sul serio” e “Renew Europe Italia” e, citando nuovamente Boldrin, con lui concordo su due cose (48, 49): 

  • il programma proposto non è affatto orribile ma non è nemmeno quello dei sogni, “metà del programma è ragionevole, metà è populismo puro generico, nazionale-popolare”; 
  • il motivo per cui il programma non è così incisivo “è l’effetto del voler parlare a tutti”, del non voler riconoscere che per dare un futuro migliore all’Italia ai debbano fare cose che, oggigiorno, sono di fatto impopolari perché non piacciono alla maggioranza degli elettori. 

Da qui in poi, però, divergo dalle conseguenze che ne trae Boldrin e non appoggio la sua storica battaglia per cui non valga la pena votare il “meno peggio” (50, 51). 

Intendiamoci, riconosco certamente che decenni passati a votare il “meno peggio” non abbiano alzato il livello dell’offerta politica ed anzi ci abbiano consegnato un’Italia governata da Conte, Di Maio e Salvini e, probabilmente, a breve dalla Meloni, ma riconosco anche che (52, 53, 54): 

  • “l’astensione, certamente, è una prospettiva affascinante, perché lascia intonso l’orgoglio e ci legittima a criticare chiunque con identico qualunquistico distacco”, ma risulta anche un atteggiamento un po’ troppo comodo, perché consente di tirarsi fuori dal discorso in qualunque momento con l’idea di aver sempre ragione anche se non si è contribuito del tutto a cambiar le cose; 
  • è tutto da dimostrare che il non voto di protesta dia un segnale alla classe dirigente tale da farle cambiare atteggiamento ed argomenti di discussione, più realisticamente quello che accade è di delegare agli altri (che in maggioranza votano spazzatura, ahimè) la decisione su chi e come dirigerà il Paese; 
  • il programma proposto da Azione ed Italia Viva è il più serio tra quelli presentati a questa tornata elettorale  (quantomeno l’analisi fatta nella premessa è realistica ed intellettualmente onesta, 55) ed è una buona base di partenza per una battaglia di lungo periodo, inoltre l’annuncio di voler costruzione un soggetto politico autonomo dopo le elezioni (56), pur accompagnato da una buona dose di scetticismo (date le circostanze posso tollerare l’aver imbarcato chiunque a bordo del progetto, ma per preservare un minimo di serietà questa cosa non dovrà accadere in futuro), fa ben sperare e merita un po’ di fiducia. 

In definitiva, pur con tutte le riserve e lo scetticismo sopra indicati, voterò per il Terzo polo perché: 

  • per una volta non si tratterebbe di votare il “meno peggio” in nome del tradizionale ricatto morale “altrimenti vincono quelli che sfasciano tutto” ma potrebbe risultare un voto davvero utile al Paese; 
  • con la speranza che facciano un discreto risultato alle imminenti elezioni, possa finalmente nascere un valido partito di centro che sia pragmatico, progressista e liberale ed in cui io abbia la speranza di riconoscermi. 

Per concludere, a Carlo e Matteo chiedo sinceramente, “ragazzi, non sprecate quest’occasione e… in bocca al lupo!!” 


tl;dr  

A tutte le persone che mi leggono, chiedo di essere ragionevoli e di riconoscere i seguenti fatti:

  • Alla faccia di chi per un anno e mezzo l’ha menato col “governo dei migliori”, a Draghi dovremmo riconoscere più meriti che demeriti e la caduta del suo governo in un periodo così complicato è stata la cosa peggiore che potesse capitarci. 
  • Insistere con le contrapposizioni ideologiche è controproducente, il mondo è molto più complesso della banale divisione destra vs sinistra, al giorno d’oggi la Politica può e deve essere “pragmatismo nutrito di ideali”, quindi ben venga la difesa dei propri principi guida ma è fondamentale sottostare ad un vincolo di realtà. 
  • Ignorare le evidenze sperimentali e le conoscenze acquisite negli ultimi secoli in campo economico per difendere qualsivoglia ideologia non porta a nulla di buono, e.g. (i) l’innovazione ed il progresso tecnologico (e non la spesa pubblica a pioggia!) sono motore della crescita, (ii) la crescita della produttività, determinante fondamentale per la crescita dei salari, non ha nessuna relazione di lungo periodo né con la moneta, né con i deficit pubblici, (iii) non è vero che “i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi”, (iv) la disciplina di bilancio e le politiche fiscali contro-cicliche sono le regole base per tenere in piedi uno Stato, (v) l’economia non è un gioco a somma zero, non serve pensionare gente a caso per assumere più giovani, etc. 
  • L’Italia ha intrapreso da decenni un percorso di declino la cui inversione necessita come minimo di (i) stop alla spesa pubblica senza freni, (ii) stabilizzazione del sistema previdenziale, (iii) serie riforme della scuola pubblica, del mercato del lavoro e della tassazione, (iv) tutte le riforme necessarie per fare crescere la produttività, (v) serio piano per la decarbonizzazione. 
  • I partiti tradizionali hanno completamente perso la capacità di comprendere la realtà che li circonda, farfugliano sciocchezze sull’immigrazione, sull’euro, la globalizzazione ed il liberismo e nell’attuale panorama politico non c’è quasi nessuno in grado di implementare ciò di cui ha bisogno l’Italia. Dai partiti di destra non ci si può aspettare nulla di buono, a meno di essere bigotti conservatori, un po’ xenofobi, decisamente pro-statalisti e magari con qualche simpatia per Putin. Dai pentastellati ci mancherebbe, sono un branco di avventurieri che ha vinto la lotteria diventando parlamentari. A sinistra, lasciando da parte le follie di chi ancora si professa comunista, il PD avrebbe pure le carte in regola per fare qualcosa di buono, ma è una delusione continua e da partito potenzialmente riformista ha definitivamente tolto la maschera mostrandosi anch’esso populista. 

In definitiva, che resta da fare? Pur con tutte le riserve sui due leader di riferimento (Renzi è stato una delusione continua e Calenda non mi ha mai detto granché), il Terzo polo è l’unica forza politica che ha proposto un programma decente, quasi del tutto privo di sparate populiste. 

Certo non rappresentano il partito dei miei sogni, ma mettendo tutto sui piatti della bilancia, al momento loro sono gli unici che meritano la mia fiducia. 

#TerzoPolo #ItaliaSulSerio #RenewEuropeItalia 




lunedì 11 aprile 2022

Sull'invasione russa dell'Ucraina


Benché in passato abbia ritenuto opportuno evitare di esprimermi su determinati argomenti, in virtù della serietà e della competenza richieste per affrontare gli argomenti stessi, vista l'importanza storica che ha assunto fin da subito questa vicenda e dal momento che il dibattito pubblico è inquinato da posizioni e commenti a dir poco preoccupanti, dopo 6 settimane dall'invasione russa dell'Ucraina ho ceduto alla necessità di sfogarmi nel caro vecchio blog, il cui scopo è peraltro mutato più volte nel tempo (nel caso ve lo foste perso, 1).

Proprio mentre iniziavo a ragionare su come mettere giù le opinioni che ho maturato dal 24 febbraio scorso, mi sono imbattuto in un'intervista che mi ha scioccato per la quantità di opinioni ed argomentazioni con cui mi trovavo d'accordo, tanto da farmi pensare che valesse la pena condividere direttamente le parole originali.

Trovate le parole a cui mi riferisco nell'intervista al professore Vittorio Emanuele Parsi (2), che ha avuto luogo il 5 aprile sul canale Twitch di Ivan Grieco, disponibile su YouTube (3
):


Di seguito riporto un breve sommario degli argomenti trattati:
  • 1:26 commento sulla dipendenza europea dal gas russo
  • 4:24 commento sulla costruzione di una forza di interposizione e/o di un esercito europeo
  • 7:41 commento all'inaccettabile idea di neutralità dell'Ucraina secondo Putin (demilitarizzazione e riduzione a stato fantoccio tipo Bielorussia)
  • 11:00 non tutti loro che hanno fatto guerre di conquista sono uguali (confronto Cesare vs Napoleone vs Hitler) e commento al semplicistico "no alla guerra, viva la pace" 
  • 14:10 commento alle proposte di pace televisive varie ed eventuali
  • 18:00 dove vogliamo andare come democrazie occidentali? Difesa dei principi conquistati duramente dopo la Seconda guerra mondiale 
  • 20:39 commento a chi afferma che gli ucraini dovrebbero arrendersi perché "tanto con la Russia è persa in partenza"
  • 23:15 commento sul numero di vittime russe e statunitensi in diverse guerre
  • 27:22 post-verità putiniana e commento su chi confronta Putin e Zelensky
  • 33:49 dobbiamo agire perché l'esternalità negativa della Russia di Putin ci coinvolge direttamente, non è compito degli occidentali interferire con la politica interna russa, un esempio di errore storico commesso dall'Occidente è l'intervento USA in Afghanistan
  • 36:22 quale ruolo può ricoprire la Cina nel conflitto russo-ucraino?
  • 39:28 esiste un via d'uscita per Putin?
  • 44:03 cambierà qualcosa all'interno della Russia dopo questo conflitto?
  • 45:15 come andrà a finire questo conflitto: componenti materiali vs componenti motivazionali
  • 47:02 per arrivare rapidamente ad una via d'uscita bisogna sostenere la resistenza ucraina, affinché i russi cessino le ostilità e si siedano per davvero al tavolo diplomatico 
  • 49:16 Francesco Saverio Borrelli "resistere, resistere, resistere"
  • 51:11 Papa Giovanni Paolo II "non c'è pace senza giustizia"
  • 53:51 violazione trattati ONU e conseguenze politiche, esempio storico statunitense con la guerra in Iraq
  • 55:33 what next: due visioni opposte su come comportarsi a livello geopolitico 
  • 57:11 alla luce di quello che è successo nel recente passato (crisi finanziarie, Covid, invasione Ucraina) gli occidentali devono imparare a collaborare per combattere le grandi sfide che ancora hanno di fronte: crisi climatica ed ascesa degli autoritarismi in primis
  • 59:14 commento sullo scontro verbale avvenuto tra Parsi ed Orsini (4)
  • 1:01:19 esperienza passata di Parsi in Russia e commento sulle differenze tra patriottismo e nazionalismo

Dei passaggi sopra elencati, mi sento in dovere di riportare parola per parola il seguente, con l'intento di dargli più visibilità possibile:

Io penso che […] il modo per arrivare rapidamente ad una conclusione è sostenere la resistenza ucraina, in maniera che i russi, che sono quelli che stanno picchiando, si stanchino e capiscano che non porta a niente questo. Bisogna cercare una via di una soluzione diplomatica […] che probabilmente comporterà non una pace, ma una tregua in cui i russi cercheranno di tenere tutto quello che hanno occupato. […] Penso che questo sarà il punto possibile di arrivo di una tregua, altre non ne vedo. Ma attenzione, se noi dicessimo “ma allora facciamolo subito, no?” […] Se non ci fosse stata questa guerra, l’Ucraina sarebbe stata portata sotto il trono di Putin, tutta, Zelensky sarebbe stato eliminato. […] Se ci fossero state queste quantità di russofoni, fedeli a Putin, leali che aspettavano solo i russi, avremmo avuto immagini della propaganda russa con gente che butta fiori, dà il pane. Non ce n’è una! Questi producono immagini fake su qualunque cosa, se non producono neanche un ucraino che dice "bravi grazie, viva i liberatori!” vuol dire che proprio […] non c’è nessuno. […] Quindi penso che la via d’uscita sia quella lì, si arriverà a quello. Ma come ci arrivi fa la differenza per quello che succederà dopo. Ecco perché […] è importante resistere, resistere, resistere. […] Oltretutto la libertà è la loro, è la loro vita, è il loro popolo, è il loro paese, è il loro futuro, ma chi diavolo siamo noi per dire "adesso basta!”. È una cosa che non si può ascoltare, è una bestemmia etica. Chi si difende fa una guerra giusta. La carta delle Nazioni Unite prevede il diritto che ha un popolo di difendersi da un’aggressione e il diritto degli altri paesi di soccorrere l’aggredito. La carta delle Nazioni Unite è la cosa migliore che abbiamo prodotto. […] Questa è una cosa che è stata prodotta negli ultimi 70-80 anni. La carta delle Nazioni Unite è un testo giuridico che segna un avanzamento etico, non è un testo, non è una dichiarazione morale che poi può produrre conseguenze pratiche di un tipo o di un altro, è un’altra cosa. La legittima difesa in caso di aggressione è un principio sacrosanto ed un elemento di civiltà giuridica, politica, etica e non può essere messo in discussione da nessuno [o da] chiunque pensi di rappresentarmi.

Un secondo intervento che condivido praticamente in toto è l’editoriale di Ezio Mauro pubblicato sull’edizione odierna de La Repubblica (5), di cui voglio evidenziare i seguenti spezzoni:

Cos’è dunque successo in questi anni, per impedirci di distinguere l’aggredito dall’aggressore? Raramente una guerra si è incaricata di un compito pedagogico palese come il conflitto tra Russia e Ucraina. […] È un tale rovesciamento del codice di civiltà e delle regole della convivenza civile su cui si regge l’equilibrio mondiale, che dovrebbe bastare per un giudizio chiaro e netto, senza reticenze e senza ambiguità. In più, il fatto che questa prova di forza accada nel mezzo dell’Europa risveglia vecchi fantasmi. […] Come possiamo evitare il riconoscimento della responsabilità e dunque il dovere di distinguere, giudicare e prendere parte? Si capisce il valore etico di una pregiudiziale assoluta contro la guerra e la tentazione di restare in ogni modo fuori dal conflitto: ma qual è oggi, mentre l’aggressione al popolo ucraino è in corso, il valore politico di questa posizione? […] Il no alla guerra col rifiuto di schierarsi è un no all’azione, un rifiuto di capire: rischia di nobilitare il nostro impegno sul piano dei principi, di neutralizzarlo sul piano pratico. Siamo contro la guerra, contro tutte le guerre: ma cosa stiamo facendo, intanto? […] Possiamo fare in modo che i nostri principi non ci rassicurino, ma ci impongano di aiutare gli aggrediti? La destra è impigliata in un groviglio di rapporti politici, ideologici, personali con il Cremlino, e probabilmente qualcosa di più. […] Ma a sinistra? […] Come si fa a non vedere che tutte le categorie chiamate in causa dall’invasione e dall’aggressione russa sono necessariamente costitutive di qualsiasi nuova sinistra voglia nascere oggi in Europa? La sacralità della vita umana, il diritto, l’autonomia, l’autodeterminazione, il rispetto delle regole, il riconoscimento del codice di regolazione dei conflitti. E poi: il rifiuto della sopraffazione, della legge della forza al posto della forza della legge, della violenza, del sopruso e dell’imperialismo. Ancora e soprattutto: la difesa dei più deboli e la solidarietà con le vittime. Due parole tengono insieme tutti questi concetti: la democrazia e la libertà, e una parte del mondo — l’Occidente — le ha tradotte in istituzioni e costituzioni. Il rifiuto della guerra ha senso se arriva fin qui, fino in fondo: questa barbarie va fermata in nome della democrazia e della libertà, aggredite a Kiev e Mariupol, proprio perché siamo occidentali e questi valori sono la nostra identità. Invece assistiamo a un uso reticente dell’evidenza, con una procedura ipocrita: si liquida la condanna dell’invasore in una riga, per poi rovesciare dubbi, riserve e critiche sul Paese invaso e sull’Occidente che lo sostiene, usando la libertà che la democrazia ci garantisce solo per dileggiarla a senso unico, come se fosse la sede degli inganni, peggio della dittatura che ha deciso la guerra. Politicamente è una menzogna. Eticamente, ancor peggio: un’inversione morale.

Ovviamente ciò che penso sull'invasione russa dell'Ucraina non si esaurisce in un banale copy-paste di parole altrui e molti altri argomenti andrebbero infatti toccati, tra cui:
  • le vergognose parole di Orsini (6, 7) e Di Cesare (8), tanto per fare due nomi diventati famosi ultimamente grazie ai talk-show di “qualità” che ci propone la TV nostrana;
  • i commenti di persone che ho sempre rispettato ma di cui sto, poco alla volta, perdendo stima 
    • Augias e Barbero (9), in questo video vengono fatte affermazioni veramente curiose sui confini dell'Ucraina nonché un paragone assai azzardato con la crisi missilistica di Cuba, infatti i) all’epoca la minaccia di ritrovarsi testate atomiche nemiche sotto il naso era realistica mentre in febbraio 2022 l’Ucraina NON possedeva testate atomiche puntate verso Putin e NON era affatto in procinto di entrare nella NATO e ii) in ogni caso non mi risulta che all’epoca gli USA abbiano invaso Cuba, diversamente da quanto fatto da Putin con l’Ucraina;
    • Rovelli (10), da questo articolo traggo solo benaltrismo di basso livello e paragoni che non reggono, nonché una totale incapacità di riconoscere gli infiniti sforzi diplomatici fatti dalle (concedetemi il sarcasmo di usare le sue parole) “buone democrazie occidentali” nei confronti di Putin sia prima dell’invasione (Macron è stato preso in giro da Putin praticamente fino all’ultimo, 11) che durante l'invasione stessa (basterebbe che Rovelli si leggesse qualche sito di news per scoprire che Putin ha ricevuto svariate telefonate da Macron, Scholz e Draghi nel tentativo di mediare tra Russia ed Ucraina). In quest'altro video (12), nel tentativo di fare un parallelismo con la crisi missilistica di Cuba (perché ci cascano tutti, pure Odifreddi!? 13), Rovelli racconta balle sesquipedali tra cui “Forse mettere bombe atomiche in Ucraina puntate su Mosca, forse non era una buona idea”, vi lascio un commento più esteso qui (14) ;
    • Santoro, a ‘sto giro linko direttamente un fact-checking (15);
  • la sconcertante posizione dell'ANPI che allo stesso tempo mi rattrista e mi fa imbestialire (16);
  • il sempreverde e piuttosto deludente “e allora la NATO?” (17, 18).

Potrei andare avanti ancora e ancora e ancora, ma preferisco finirla qui, lasciandovi con un invito ad approfondire ulteriormente il tema tramite l'eccezionale dialogo (19) tra Boldrin (che su questo blog non dovrebbe più aver bisogno di presentazioni, 20) e lo stesso Parsi che trovate di seguito:

 
Pur sperando che questo orrore finisca il prima possibile, concludo il post con un elenco di canali informativi che mi sento di consigliare per seguire e/o approfondire gli eventi in corso del conflitto russo-ucraino:
  • Morning, rassegna stampa giornaliera de Il Post a pagamento (21);
  • Politics, podcast settimanale gratuito con Francesco Costa e Chiara Albanese (22);
  • Liberi Oltre le Illusioni, canale YouTube che tratta economia, politica, etc. che in questo periodo propone una rassegna stampa giornaliera e svariati video di approfondimento (23).

lunedì 12 aprile 2021

Storia di un antinuclearista pentito

Premessa1: oggi cambio bruscamente argomento ed invece di parlare delle solite questioni politico-economiche vi racconto l’evoluzione della mia opinione nei confronti dell’energia nucleare da fissione; penso infatti che possa essere interessante, per chiunque fosse ancora molto scettico nei confronti di questa fonte di energia, capire per quali motivi una persona, che in giovane età si professava decisamente antinucleare, abbia negli anni radicalmente cambiato idea ed ora riconosca che senza utilizzarla, fin da subito ed in quantità ben più sostanziose delle attuali, come umanità difficilmente potremo contrastare, per non dire correggere e risolvere, tutti i problemi legati al riscaldamento globale!

Premessa2: la versione originale del post è veramente moooolto lunga, ma in fondo trovate il solito mega-riassunto! 😉

Come la pensavo da giovane adolescente: NO al nucleare

Nel lontano 2005, alla tenera età di 15-16 anni, avevo già le idee chiare sul ruolo dannoso che l’essere umano aveva avuto in passato e continuava ad avere nei confronti dell’ambiente: il combinato disposto dell’uso sfrenato di combustibili fossili ed agenti inquinanti (nel senso più ampio del termine) stava rendendo il pianeta sempre più ostile alla vita umana, da un lato i gas serra riscaldando il pianeta provocavano fenomeni come riscaldamento globale e cambiamenti climatici, dall'altro gli inquinanti avevano creato il buco nello strato di ozono (i famosi CFC) e provocavano ogni anni milioni di morti (polveri sottili, plastiche nella catena alimentare, etc.)

Al secondo problema rispondevo che la soluzione era un mix di efficientamento (sia nei processi produttivi che a livello di consumo) e riciclo ultraspinto, per il primo la soluzione era invece la seguente: smettere immediatamente o quasi del tutto di usare i combustibili fossili e passare quasi integralmente alle rinnovabili (mi ricordo che ero particolarmente fissato col solare, chissà perché l’eolico non mi ha mai fatto impazzire), tanto per metà XXI secolo al più tardi sarebbe arrivata la fusione nucleare grazie ai risultati del progetto ITER + DEMO (1, 2) a salvarci!

In questo contesto, la mia opinione sul nucleare da fissione come fonte di energia che potesse sostituire i combustibili fossili si poteva facilmente riassumere in "come possiamo essere così pazzi da riempire il mondo di centrali nucleari, col rischio che possano esplodere e creare nuove Chernobyl?! Per non parlare poi delle scorie, come possiamo essere così criminali da lasciare un tale peso alle future generazioni?? Noi poi in Italia abbiamo anche la mafia, ma chi ce lo fa fare?? Molto meglio tirare la cinghia con le rinnovabili, tanto a breve avremo centrali a fusione nucleare, quelle sì che ci garantiranno energia illimitata, pulita e sicura per tutti!!"

Col senno di poi tocca constatare che fossi in errore praticamente su tutto:
  • innanzitutto ero molto male informato, complici uno stile sul modo di informarsi all’epoca piuttosto superficiale (mi giustifico appellandomi al classico “peccato di gioventù” 😜) ed una forte propaganda antinucleare sui tradizionali mass media (che in Italia è da sempre impegnata a produrre tanta disinformazione sul tema!) non avevo la minima idea di cosa fosse successo realmente a Chernobyl (reali motivi dell’accaduto ed eccezionalità dell’evento, numero realistico di morti totali, effetti a lungo termine, etc.) né ero consapevole che una centrale nucleare a fissione non possa esplodere tipo bomba atomica, sulle scorie poi avevo in mente i classici fusti gialli con sopra il simbolo della radioattività abbandonati in giro nei boschi o affondati in mezzo al mare intenti a diffondere morte e distruzione intorno a loro, ignorando completamente le reali quantità di rifiuti prodotti e le (giustamente) dure regole cui devono sottostare i relativi processi di smaltimento;
  • ero molto incompetente sul tema energetico e da giovane adolescente non comprendevo appieno quanto sia impossibile (sia con la tecnologia dell’epoca che con quella attuale) passare ad una produzione di energia 100% da fonti rinnovabili (per carità, avevo intuito che le rinnovabili non avrebbero potuto rappresentare da sole il futuro energetico per l’umanità, ma ignoravo completamente le complicazioni dovuti a storage, aleatorietà delle fonti, etc. e “la facevo facile”) ed ero convinto che fosse solo una questione politica (lobbies del petrolio, interessi economici, etc.) se non si tentava a livello mondiale di convertire in breve tempo un’ampia porzione della produzione di energia in rinnovabili, inoltre non ero consapevole dell’aumento di emissioni che era (ed è tuttora!) in corso nei cd Paesi emergenti (3) e non avevo gli strumenti adatti per comprendere quanto poco tempo avessimo a disposizione per cambiare le cose, infatti ero sinceramente convinto che qualche decennio in più di attesa non avrebbe fatto troppa differenza;
  • e proprio su quest’ultimo aspetto ero decisamente ingenuo, mi ero lasciato convincere dagli annunci dell’epoca sui progressi che la ricerca sulla fusione nucleare avrebbe compiuto e mai avrei pensato che le originali roadmaps potessero subire slittamenti di oltre 30 anni (4, 5, 6).

Come la pensavo da neolaureato in Fisica: non sono antinuclearista, ma…

Appena dieci anni fa, nel 2011, fondamentalmente grazie al percorso di studi che avevo intrapreso con la Triennale di Fisica, avevo invece sviluppato una sorta di neutralità nei confronti del nucleare a fissione: da un lato avevo realizzato che la maggior parte di ciò che il cittadino quadratico medio sa sul nucleare (in termini di incidenti e loro conseguenze, pericolosità da radioattività, scorie, etc.) sia sostanzialmente falso, quindi avevo di gran lunga rivalutato la fissione come possibile fonte di energia, ma dall’altro non avevo ancora approfondito abbastanza il tema per essermi tolto ogni dubbio, soprattutto sul lato economico di un eventuale ritorno al nucleare da parte dell’Italia!

All’epoca ero ancora piuttosto convinto che la fusione nucleare sarebbe stata a portata di mano entro il 2050, anno più anno meno, quindi trovavo sciocco investire decine e decine di miliardi di € in una tecnologia che sarebbe stata “obsoleta” nel giro di pochi decenni; dello slogan di sedicenne conservavo ancora la parte “molto meglio tirare la cinghia con le rinnovabili, tanto a breve avremo centrali a fusione nucleare, quelle sì che ci garantiranno energia illimitata, pulita e sicura per tutti!!

Giusto per completezza: proprio per tali motivi, al famoso referendum del 2011 mi astenni sul quesito riguardante il nucleare.

Come la penso oggi: diamoci una mossa a rompere ‘sti atomi

Una prima grossa svolta nel mio pensiero, che ha dato il via ad un progressivo avvicinamento al nucleare da fissione e contestualmente ad una “apertura degli occhi” nei confronti delle rinnovabili, è arrivata nel 2016, quando ho (purtroppo molto tardivamente) scoperto David MacKay ed il suo lavoro (7, 8) riassumibile in: il riscaldamento globale è un problema molto serio ed in quanto tale va affrontato con metodo, non ha senso essere pro-rinnovabili, pro-nucleare, pro-auto elettriche o quant’altro a prescindere, ma bisogna essere pro-aritmetica e fare i conti, da lì si possono trarre delle conclusioni sul da farsi!

In buona sostanza, ecco cosa ho imparato da persone come David negli ultimi 4-5 anni:
  • tutti i dati ed i modelli teorici a nostra disposizione ci dicono che il riscaldamento globale è di origine antropica e la colpa principale risiede nell’immissione di enormi di quantità di gas serra nell’atmosfera da 150 anni a questa parte (9);
  • l’anomalia della temperatura media globale rispetto all’epoca preindustriale si attesta già adesso intorno ad 1°C circa ed i modelli predittivi a nostra disposizione ci suggeriscono che l’unico modo per mantenere tale anomalia sotto 1,5-2°C entro il 2100 è di smettere il prima possibile di emettere ulteriori gas serra nell’atmosfera e se possibile entrare in un regime di “emissioni negative” rimuovendo ampie porzioni della CO2 finora già immessa (10);
  • in termini quantitativi, le emissioni globali negli ultimi anni sono circa 36Gton/y di CO2 e 50Gton/y di CO2eq e purtroppo il trend è in crescita (11, 12);
  • all’incirca i ¾ di questi gas serra (13) sono emessi nei processi che usiamo per produrre l’energia (per convenzione divisa solitamente in elettricità, riscaldamento e trasporto) che ci serve per sopravvivere e più dell’80% di tale energia è ancora prodotta tramite combustibili fossili, con un trend di miglioramento a dir poco scoraggiante (14);
  • poiché globalmente trasporto e riscaldamento si basano quasi esclusivamente ancora su derivati del petrolio e gas naturale e sul totale dell’energia che consumiamo quella in forma di elettricità, che è l’unica sulla quale stiamo agendo discretamente implementando da un paio di decenni a questa parte soluzioni low-carbon, è solo una piccola fetta, si capisce immediatamente come mai il trend di emissioni globali sia ancora in forte crescita (15, 16).

E sempre dalle stesse persone ho appreso qual è il percorso più rapido ed adeguato per affrontare il riscaldamento globale:
  • poiché la produzione di energia sotto forma di elettricità è qualcosa che sappiamo fare con tecnologie a bassa emissione di gas serra, bisogna innanzitutto elettrificare praticamente tutti i settori, od ampie parte di essi, per i quali è possibile farlo;
  • secondariamente ogni Paese, in base alle sue esigenze e soprattutto in base a ciò di cui dispone (latitudine, posizione e morfologia, eventuali corsi d’acqua e bacini idrici, zone sismiche e/o vulcaniche, etc.), deve compiere una scelta sulle sorgenti low-carbon da utilizzare modulando opportunamente le percentuali riservate a rinnovabili e nucleare (qui un confronto tra l’emissione di CO2e per ogni fonte di energia calcolate sull’intero ciclo vita e normalizzato all’energia prodotta 17);
  • dal momento che i due punti precedenti non possono essere implementati dall’oggi al domani, con tutta probabilità nel transiente si dovrà ricorrere all’utilizzo di processi (alcuni dei quali sono altamente energivori!) di sequestro della CO2 atmosferica (18, 19);
  • infine bisogna accettare che una minima dipendenza dagli idrocarburi ci possa sempre essere, ma bisogna impegnarsi a non consumare più combustibili fossili estratti dal sottosuolo, bensì sfruttare tutte le tecnologie a nostra disposizione per riciclare la CO2 che abbiamo già immesso nell’atmosfera generando idrocarburi di sintesi al fine di creare dei piccoli circuiti ad emissioni zero (questo è ovviamente possibile se l’energia che si usa per tale scopi è a bassa emissione!).

NB1: l’opzione “basterebbe cambiare il nostro stile di vita e consumare un po’ meno energia per risolvere tutto” non può essere presa in considerazione, almeno per i seguenti motivi:
  • la riduzione di consumi richiesta sarebbe dell’ordine dell’80-90% rispetto ai valori attuali, qualcosa che obiettivamente risulta piuttosto irrealizzabile, a meno di non voler tornare indietro ad un’epoca simile a quella dei primi del ‘900 (se non addirittura antecedente!);
  • tale richiesta peraltro non potrebbe essere fatta al di fuori dei cd Paesi sviluppati (20), perché che diritto avremmo noialtri, che abbiamo costruito la nostra attuale ricchezza bruciando carbone e petrolio per oltre un secolo, di chiedere al resto del mondo (~80% della popolazione mondiale) di bloccare il percorso verso il progresso (super riassunto: partendo da condizioni di povertà estrema la crescita del GDP per capita è driver di benessere, sfortunatamente questa stessa crescita è fortemente correlata con elevate emissioni di gas serra, specialmente nella fasi iniziali, 21, 22, 23)?
  • al contrario, la diretta conseguenza dei punti dell’elenco precedente è che, per toglierci dai guai, i consumi (elettrici!) debbano aumentare drasticamente!

Sia chiaro, non sono affatto contrario a lavori di miglioramento dell’efficienza, né alla riduzione degli sprechi, sia a livello di produzione che di consumo in ogni attività umana, e trovo inaccettabile che molti tra i Paesi che attualmente consumano più energia siano anche coloro che la producono nel modo meno green possibile (24, 25, 26) ma dev’essere chiaro che “più efficienza” e “lotta agli sprechi” da sole non bastano, serve una transizione ad una produzione di energia da fonti low-carbon, punto.

Detto in slogan: il problema non è che consumiamo troppa energia, il problema è che più dell’80% di questa energia è prodotta tramite i combustibili fossili!

NB2: se si segue la strategia sopra menzionata potremmo abbattere di almeno ¾ l’attuale emissione dei gas serra (27), il restante ¼, legato a tutto ciò che riguarda il cibo di cui ci nutriamo (28), andrebbe “aggredito” attraverso un mix composto da riduzione del consumo di carne (specialmente da bovini), riduzione degli sprechi alimentari, miglioramento dell'efficienza dei processi agricoli (leggasi uso degli OGM!) e, di nuovo, passaggio a forme di produzione low-carbon (29).

Nell’elencare i punti chiave della strategia per affrontare il riscaldamento globale, ho citato sia le rinnovabili che il nucleare a fissione ed ho menzionato il fatto che, per giungere alla completa decarbonizzazione, ogni Paese deve capire qual è la giusta percentuale da riservare all’una o all’altra sorgente di energia, pertanto la domanda che normalmente sorge spontanea è “ma davvero non possiamo risolvere tutti i nostri problemi solo con le rinnovabili facendo a meno dell’atomo?” Spoiler: no!

Se infatti da un lato le rinnovabili hanno l’innegabile pregio che le loro fonti di energia risultano inesauribili su scala temporale umana, dall’altro possiedono dei limiti intrinseci che, conti alla mano, rendono ad oggi praticamente impossibile un loro utilizzo su scala globale in maniera esclusiva:
  • la loro scarsa densità energetica ed i ridotti capacity factor, ovvero il rapporto tra la potenza effettiva erogata da una fonte energetica in un certo periodo di tempo e la sua potenza nominale installata (per solare, eolico ed idroelettrico si parla rispettivamente di ~25%, ~35% e ~40%, 30) implicano un elevato consumo del suolo, fattore che già da solo può rendere impossibile per molti Paesi sopravvivere col 100% di sole rinnovabili;
  • la rilevante aleatorietà (leggasi intermittenza) di buona parte di esse (soprattutto solare ed eolico, ma anche alcuni tipi di idroelettrico) rende la loro diffusione nella rete elettrica esponenzialmente più difficile man mano che sale la loro percentuale di partecipazione alla rete stessa (31, 32) e richiede ingenti capacità di storage (giornaliero, stagionale, etc.) per sopperire ai periodi in cui la loro produzione è scarsa o assente (per fare un esempio, in Italia l’energia annuale prodotta dal fotovoltaico é ripartita per il 70% nei sei mesi più soleggiati, 21 marzo-20 settembre, e per il 30% nei restanti sei mesi, 21 settembre-20 marzo, 33).

Il nucleare da fissione è anch’essa una fonte di energia a bassissimo impatto in termini di CO2 (qui un confronto con le altre fonti sull’intero ciclo vita 17), ma non possiede i limiti sopra menzionati tipici delle rinnovabili:
  • possiede un’altissima densità energetica ed alti capacity factor (>90%, 30) il che lo rende un ottimo candidato a rimpiazzare i combustibili fossili per sostenere il baseload di una rete elettrica nazionale (34) nonché un “partner ideale” per la già menzionata cattura della CO2 atmosferica e più in generale di tutti quei processi per cui si può sfruttare l’energia in eccesso prodotta nei periodi con scarsa domanda (banalmente ogni notte o nei weekend);
  • nel processo di elettroproduzione da fissione si genera molto “calore di scarto” che può essere utilizzato per svariate applicazioni, tra cui teleriscaldamento, produzione di idrogeno combustibile, desalinizzazione dell’acqua di mare, etc. (35);
  • il nucleare da fissione si presta infine a molti altri utilizzi, tra cui l’elettrificazione del trasporto navale, la produzione di radioisotopi per la medicina, una futura generazione di propulsione spaziale, etc. (36).

In estrema sintesi, stanti l’attuale tecnologia a nostra disposizione e la gravità del problema (ricordiamoci che non abbiamo tempo da perdere! 10) non possiamo ambire ad un mondo in cui l’intero approvvigionamento energetico (ricordiamoci che non basta decarbonizzare la produzione di elettricità!) è al 100% rinnovabili, bisogna invece accettare l’idea che la soluzione sia un mix energetico in cui nucleare e rinnovabili convivono e si supportano a vicenda!

Pochissimi Paesi al mondo sono già a buon punto nel decarbonizzare il proprio settore energetico e la quasi totalità di essi ha potuto farlo perché ha scelto nucleare ed idroelettrico, ovvero fonti low-carbon NON intermittenti, per sostituire progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili (37).

Chi invece ha scelto di intraprendere un percorso di decarbonizzazione basato esclusivamente sulle rinnovabili intermittenti (solare ed eolico) sta avendo molte difficoltà, l’esempio principe in Europa è la Germania col suo Energiewende: nonostante gli elevati sforzi (soprattutto economici!) impiegati da un decennio a questa parte, il settore elettrico tedesco continua ad essere uno dei più “sporchi” e costosi di tutta l’Europa (38, 39, 40, 41).

Un altro esempio “sfortunato” è dato dalla California: la scelta di effettuare una transizione energetica basata per lo più su solare ed eolico, unita ad una non appropriata pianificazione di eventuale backup, sia in termini di fonti più affidabili (nucleare o gas) che di storage a lungo termine, sta causando molti problemi in termini di blackouts stagionali (42, 43, il secondo link ha un titolo a mio avviso fuorviante, è vero che di per sé nell’evento accaduto ad agosto 2020 il blackout non è stato causato direttamente dalle rinnovabili, ma è innegabile che se la California avesse compiuto scelte strategiche ben differenti tale evento non si sarebbe mai verificato, infatti nello stesso articolo viene affermato che senza un partner affidabile, le sole fonti intermittenti non bastano!).

Detto in slogan: se fossimo tutti come la Norvegia potremmo permetterci di tirare avanti solo con idroelettrico e pochissimo altro, ma di Norvegia al mondo ce n’è una sola, ognuno trovi il proprio mix più adatto!


In difesa dell’atomo

Dopo aver letto le informazioni sin qui riportate qualcuno potrebbe chiedersi “ma se le rinnovabili intermittenti hanno tutti questi limiti, come mai molti Paesi puntano solo su di esse a sfavore dell’atomo?” La spiegazione è presto detta: da svariati decenni nei confronti del nucleare è in corso una forte campagna di demonizzazione che, quando va bene si limita a mettere in evidenza ed esasperarne i soli punti critici, quando va male si fonda su bufale e disinformazione sfruttando la paura e l’ignoranza che il cittadino quadratico medio ha sull’argomento (44, 45, 46).

Poiché io per primo sono stato vittima di ciò, ho selezionato alcuni degli argomenti che normalmente vengono utilizzati contro il nucleare e per ognuno ho sviluppato un approfondimento dedicato.


Sicurezza; tipicamente la prima obiezione che viene fatta all’energia proveniente dall’atomo riguarda questo tema, nell’immaginario collettivo infatti è quasi automatico collegare il nucleare civile con le devastazioni provocate dalla sua controparte militare, nonché agli incidenti di Chernobyl e Fukushima, entrambe queste preoccupazioni andrebbero però decisamente ridimensionate:
  • sul parallelismo bombe~centrali, molto semplicemente la risposta è che una centrale nucleare non può fisicamente esplodere come una bomba atomica ed i motivi sono legati alle diverse percentuali di arricchimento del combustibile nei due casi (47). Sul rischio di proliferazione degli armamenti dal nucleare civile invece i numeri parlano molto chiaro (48, 49);
  • per quanto riguarda l’incidente più famoso di sempre, ossia quello di Chernobyl, prendo in prestito le parole del buon Luca Romano e rimando al suo post completo che aiuta a comprendere come “dovrebbe essere evidente che definire Chernobyl "un incidente" è come mettersi al volante bendati, chiamare "imprevisto" il successivo schianto e a quel punto proporre di mettere fuorilegge le automobili”, tale evento infatti, pur nella sua indiscussa gravità che assolutamente non va minimizzata, resta un caso unico nella storia, che è stato reso irripetibile dalla tecnologia e dalle norme internazionali (50, 51); 
  • infine, al contrario di quanto affermato dalla quasi totalità della stampa (purtroppo anche estera, a dimostrazione che i ciarlatani esistono ovunque 52), l’incidente di Fukushima è esattamente la dimostrazione di come il nucleare civile sia estremamente sicuro ed affidabile, infatti in occasione del quarto terremoto più forte mai registrato dall’essere umano accompagnato ad un’onda di maremoto che sulla costa ha raggiunto altezze di 13-15m (53, 54), che hanno causato quasi 18000 morti nel Paese che è più all’avanguardia in quest’ambito, secondo OMS ed UNSCEAR a Fukushima "non sono stati osservati casi di morti o di malattie indotte dalle radiazioni, né tra i lavoratori della centrale né tra i cittadini esposti alle conseguenze dell'incidente. Le dosi assorbite dalla popolazione nell'anno successivo all'incidente sono generalmente basse o molto basse, e ci si aspetta che rimangano tali per il resto della loro vita. Non si ci aspetta nessun tipo di aumento dell'incidenza di effetti sulla salute dovuti alle radiazioni sui cittadini esposti alla contaminazione o sui loro discendenti. Le conseguenze maggiori si sono avute dal punto di vista psicologico e sociale" (55, 56, 57). Un'ulteriore conferma dell’altissimo livello di sicurezza garantito dalle strutture per il nucleare civile è fornita dalla centrale di Onagawa che, nonostante fosse la più vicina all’epicentro del terremoto di marzo 2011, non ha subito danni gravi ed è addirittura stata utilizzata dalla popolazione come edificio dove rifugiarsi nei giorni successivi al terremoto stesso (58).
Alle possibili obiezioni legate al fatto che il nucleare renderebbe inabitabili per chissà quanto tempo le zone coinvolte dagli incidenti si può rispondere sinteticamente come segue:
  • persino a Chernobyl, dove è avvenuto l’incidente in cui è andato storto tutto quello che poteva accadere, è possibile andare in visita senza correre particolari rischi per la sicurezza, fatta eccezione per alcuni spot localizzati (59);
  • nella zona di esclusione di Fukushima c’è una radioattività residua che è più bassa di quella della città di Orvieto, quindi qualsiasi richiamo ad ipotetiche “zone rese inabitabili” è puramente ingiustificato (60);
  • sono ben altre le fonti di energia legate ad incidenti che hanno fatto danni ritenuti irreparabili o quasi (61, 62, 63, 64, 65) e che uccidono ogni anno letteralmente milioni di persone a causa dell’inquinamento da loro prodotte (66).
In conclusione, conti alla mano, se si confrontano tutte le fonti di energia sull’intero ciclo vita si osserva che il nucleare risulta tanto sicuro quanto le rinnovabili (fanno eccezione le biomasse) rendendolo già oggi un ottimo candidato per rimpiazzare i combustibili fossili (17).



Scorie; anche questo tema è un grande classico tra i detrattori del nucleare ed io stesso fino a qualche anno fa avevo ancora molti dubbi riassumibili nel sempreverde “eh ma le scorie?”, col tempo ed adeguato approfondimento ho però cambiato idea, qui di seguito provo a riassumere cosa ho imparato nel corso degli anni:
  • innanzitutto i rifiuti radioattivi si dividono in tre macrocategorie (LLW, ILW ed HLW, 67) e col termine “scorie radioattive/nucleari” si intende normalmente quel sottoinsieme che necessita di tempi che vanno da 300 ad alcune migliaia/decine di migliaia di anni prima di diventare innocui; 
  • quantitativamente parlando ogni anno nel mondo vengono prodotte alcune decine di migliaia di tonnellate di combustibile nucleare esausto, è tanto o è poco? Per scoprirlo occorre fare un confronto con altri tipi di rifiuti, prendendo ad esempio l’UE, ogni anno si producono ~500kg di rifiuti solidi urbani e ~200kg di rifiuti pericolosi a testa, nello stesso periodo di tempo in Francia (che è in linea con tali valori ed al contempo è il Paese col maggior share di nucleare al mondo) si producono non più di 1-2kg di rifiuti radioattivi a testa di cui solo una decina di grammi di HLW (68, 69, 70). In soldoni, per contenere tutte le scorie nucleari finora prodotte dal nucleare civile nel mondo (~400k tonnellate totali) basterebbe un campo da calcio standard riempito per pochi metri di altezza (71, 72, 73);
  • dal momento che la quantità di rifiuti realmente dannosi per l’uomo che proviene dall’energia nucleare è ridicolmente bassa, uno stoccaggio fatto in maniera sicura è tecnologicamente realizzabile, invito a leggersi/guardarsi con molta calma e voglia di approfondire tutti i dettagli su come sono costruiti i depositi ed in che modo vengono scelti i siti adatti (74). Peraltro su tale questione vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa e denunciare la palese ipocrisia dell’opinione pubblica che tollera senza problemi che ~100kg (grossomodo metà del numero menzionato al punto precedente) di rifiuti pericolosi a testa vengano smaltiti in discarica ogni anno, talvolta addirittura in depositi sotterranei (75), ma non accetta che una manciata di grammi di scorie radioattive (a persona per anno, vedere sempre il punto precedente) subisca lo stesso trattamento, con la differenza tra l'altro che i rifiuti nucleari dopo la loro "data di scadenza" diventano davvero innocui, mentre i tradizionali rifiuti pericolosi sono chimicamente stabili e quindi rimarranno tali letteralmente per sempre!
  • infine, ma non per importanza, con i reattori FBR (76) si possono "bruciare" le scorie che richiedono svariate migliaia di anni prima di diventare innocue, riducendo quindi i tempi massimi per lo stoccaggio delle scorie stesse a circa 300 anni (vedere primo punto dell’elenco) ovvero tempistiche del tutto comparabili con quello dello smaltimento della maggior parte delle plastiche che usiamo nella vita di tutti i giorni, con la sostanziale differenza che quest’ultime sono prodotte in misura largamente maggiore (3-4 ordini di grandezza in più rispetto agli HLW) e soprattutto non vengono adeguatamente trattate e conservate, ma vengono quotidianamente disperse nell’ambiente (77). Nonostante gli evidenti vantaggi, il mondo non è pieno di soli reattori FBR perché sono ancora tecnologicamente molto costosi, pertanto risulta più conveniente dal punto di vista economico il semplice stoccaggio in sicurezza delle scorie radioattive (che sono molto poche, ricordiamolo!), ma questo non significa che non ci sia molta ricerca di frontiera volta a rendere scalabile la produzione di tali reattori su scala mondiale (78);
  • per chi fosse interessato a saperne di più sul tema scorie, lascio qui alcuni link di approfondimento 79, 80 e 81.
Per concludere, anche le rinnovabili non sono esenti dalla produzione di scarti e rifiuti e se si confrontano tutte le fonti di energia low-carbon in base al loro utilizzo di materiali si osserva che a parità di energia prodotta il nucleare è indubbiamente la scelta più pulita (82). Inoltre va fatto notare che nella filiera produttiva di solare ed eolico, nonché nella produzione di batterie per i relativi sistemi di stoccaggio e backup, si fa un uso intensivo di terre rare, con ricadute ambientali per nulla sostenibili (83, 84).


Alto costo; molto spesso il nucleare viene descritto come fonte di energia troppo costosa e non economicamente sostenibile, ma qual è la verità dietro all’effettivo alto costo dell’atomo? In estrema sintesi, di nuovo attingendo a piene mani dai post di Luca Romano che vi invito a leggere per approfondire il tema (85, 86):
  • la costruzione di un singolo reattore ha un costo molto alto (>5 miliardi di €) che può ulteriormente aumentare in caso di ritardi nei lavori o imprevisti burocratici dovuti ad enti regolatori, cambi di strategia energetica nazionale, etc. e dal momento che generalmente le aziende che costruiscono reattori nucleari non hanno a disposizioni capitali simili, la costruzione di una centrale viene tipicamente finanziata tramite prestiti;
  • questi ultimi hanno tassi molto alti per ragioni prettamente politiche, il nucleare è infatti piuttosto impopolare e quindi viene giudicato un investimento ad alto rischio perché una vittoria elettorale di un partito contrario a questa tecnologia o improvvisi mutamenti dell’opinione pubblica di un Paese potrebbero causare lo shutdown anticipato di un programma nucleare nazionale (e.g. Italia, Germania, etc.);
  • di conseguenza la componente maggioritaria del costo dell'energia da fissione proviene dagli interessi sui prestiti per la costruzione del reattore stesso, mentre il prezzo totale dell'energia è praticamente anelastico rispetto al prezzo del combustibile;
  • in questo contesto è quindi chiaro che per abbattere i costi legati al nucleare sono richieste molta stabilità e programmazione da parte degli stati nazionali, le stessa stabilità e programmazione che sono peraltro obbligatorie nella battaglia contro il riscaldamento globale, che richiede sì importanti interventi già ora nel medio-breve termine (entro il 2030-2050), ma ne richiederà altrettanti su un periodo di tempo più lungo (entro fine secolo), sul quale il nucleare si dimostra molto efficace (la vita operativa di una centrale nucleare può tranquillamente superare i 60 anni e puntare agli 80 anni, 87);
  • con l’avvento degli SMR, ovvero reattori di piccola taglia prodotti in fabbrica, pronti per essere trasportati e assemblati in loco in tempi relativamente brevi, previsto entro la fine di questo decennio, si prevede che avverrà un ulteriore abbattimento dei costi legati al nucleare (88). 
Nonostante tutto quello appena descritto, dal punto di vista della sostenibilità economica e considerando il ciclo vita di un impianto (LCOE, 89), il nucleare rimane più che competitivo con le altre forma di energia, rinnovabili incluse (90).



Ed a proposito di rinnovabili, in Italia dal 2010 ad oggi abbiamo speso grossomodo 120 miliardi di € di incentivi che si sono tradotti in ~10% del fabbisogno elettrico nazionale aggiuntivi prodotti da solare ed eolico; con la stessa cifra ed ipotizzando pure che ogni prezzo ufficiale raddoppi a causa dei problemi e delle inefficienze tipiche del nostro Paese, avremmo potuto decarbonizzare almeno la metà del fabbisogno elettrico nostrano (91, 92). Per avere un ulteriore confronto diretto sui costi di un’ipotetica transizione 100% rinnovabili o 100% nucleare in Italia rimando a questi due link (93, 94): la differenza, nonostante riguardi solo la componente di energia elettrica lasciando fuori riscaldamento e trasporti, è piuttosto impietosa!


Dipendenza risorsa finita; l’uranio è tecnicamente presente in quantità limitata sul nostro pianeta ed ai ritmi attuali le riserve al momento note basterebbero almeno per i prossimi 135 anni circa (95) ma ci sono ottime ragioni per cui ha senso non preoccuparsi troppo ed anzi per le quali si può considerare l’atomo una fonte di energia “praticamente rinnovabile”: 
  • innanzitutto il numero che ho appena fornito è piuttosto conservativo e può facilmente salire ad almeno 250 anni sotto ipotesi e stime più che ragionevoli in termini di nuovi giacimenti da scoprire in futuro (95);
  • la quasi totalità dei reattori attualmente in commercio utilizza appena una frazione dell’uranio disponibile in natura (l’uranio-235, ovvero quello fissile, è appena lo 0,7% del totale) mentre con l’introduzione dei reattori FBR sopramenzionati se ne potrebbe utilizzare praticamente il 100%, estendendo la durata delle riserve attualmente conosciute o stimate a qualche migliaio di anni (95);
  • inoltre è noto che nei mari e negli oceani c’è una quantità di uranio superiore di 2-3 ordini di grandezza rispetto alle riserve terrestri a cui fanno riferimento i punti precedenti, il che significa altre decine di migliaia di anni di combustibile a disposizione (95). Al momento le tecniche di estrazione dell’uranio dall’acqua di mare sono piuttosto costose e non sono ancora implementabili su vasta scala commerciale, ma è plausibile immaginare che lo diverranno nel tempo che servirà ad esaurire le riserve su terraferma;
  • infine, se nel tempo che è trascorso per percorrere i punti precedenti l’umanità non si è seduta troppo sugli allori, avrà imparato a costruire su larga scala dei reattori al torio (96) e poiché quest’ultimo è circa 3-4 volte più abbondante dell’uranio, non sto nemmeno a dirvelo quanto altro tempo avremo guadagnato, ma a quel punto è più probabile che avremo già dominato anche la fusione nucleare se non addirittura costruito una sfera di Dyson intorno al Sole (97). 
Per concludere, se quindi l’uranio non è tecnicamente rinnovabile ma lo è praticamente, su tempi scala confrontabili con la vita umana, allo stesso modo è vero che Sole, vento ed acqua sono fonti inesauribili, ma i materiali (principalmente terre rare) con cui siamo in grado di sfruttarle sono invece disponibili in quantità limitata sulla Terra (98). Inoltre, mentre le terre rare sono quasi un monopolio cinese (99) l’uranio è distribuito un po’ più uniformemente e tra i maggiori produttori figurano Paesi con cui siamo politicamente più affini, come Canada ed Australia (100).


Infiltrazioni mafiose; alzi la mano chi non ha mai pensato almeno una volta in vita sua qualcosa del tipo “l’Italia è un Paese di incapaci e corrotti ed il traffico di scorie nucleari finirebbe sicuramente in mano alla mafia”, ecco diciamo che le cose non stanno proprio così:
  • innanzitutto andrebbe spiegato perché con queste premesse continuiamo a mantenere impianti chimici, impianti siderurgici, raffinerie, gasdotti, dighe, ospedali, etc. perché se è vero che siamo così disperati, allora non dovremmo fare nulla di nulla;
  • secondariamente, utilizzando di nuovo le parole di Luca Romano “l'energia nucleare non è una tecnologia che un paese può realizzare in solitaria: vi sono precise norme internazionali, nonché un'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica preposta alla sorveglianza, che ha il potere di farti chiudere tutto se non rispetti i regolamenti - afferisce all'ONU, quindi può infliggere sanzioni e dichiarare l'embargo per quanto riguarda l'importazione del combustibile. Un programma nucleare vede sempre una cooperazione internazionale a livello altissimo e una quantità di competenze messe in gioco altrettanto elevate, persino quando riguarda paesi del terzo mondo - figuriamoci l'ottava economia del pianeta. Anche l'idea che gli italiani, in quanto italiani, farebbero tutto in barba alle regole, va quindi a scontrarsi con quella che è la realtà dei fatti: nessuno può fare niente in barba alle regole perché nessuno può fare niente senza il coinvolgimento di numerosi partner internazionali e di importanti enti di controllo.” (101
  • la criminalità organizzata, che ahinoi non è composta da persone stupide, non ha alcuno interesse ad impegnarsi in un mondo così controllato e normato come quello relativo al nucleare, quando ha a disposizione interi altri mercati su cui ci sono (quando ci sono!) molti meno controlli internazionali e dove le quantità di merce in gioco sono mooooolto più alte (vedere più sopra il confronto nella produzione procapite di rifiuti urbani, rifiuti pericolosi e scorie radioattive in Europa). 

Mancanza delle competenze; il pensiero comune in Italia è che dopo il referendum del 1987 si sia smesso di formare persone competenti in ambito nucleare e che quindi non abbia senso investire su tale forma di energia, dal momento che mancano le persone formate sul tema, ma questo è sostanzialmente falso:
  • i laureati italiani in Ingegneria Nucleare, che non mancano affatto, trovano normalmente lavoro all'estero entro pochissimo tempo dalla discussione di laurea (102, 103);
  • l'ENEL è forse l'unica azienda elettrica al mondo che gestisce reattori nucleari di ben tre tipologie diverse, grazie alle quote che possiede nelle società elettriche Spagnola e Slovacca (104);
  • infine una delle aziende leader mondiali nella componentistica per reattori nucleari è Ansaldo Nucleare, che tra l’altro ha sede a Genova, mia città natale e di residenza.

Conclusioni

Arrivati in fondo a questo immenso sproloquio ci tengo a ribadire i pochi e semplici concetti che vorrei trasmettere a chi ha avuto la pazienza di arrivare fino in fondo:
  • il riscaldamento globale, con tutte le sue conseguenze (cambiamenti climatici, etc.) è un problema molto serio che rappresenta LA grande sfida che l’umanità deve e dovrà affrontare da qui a fine secolo (se non oltre);
  • stanti i loro rispettivi limiti, né le rinnovabili, né la fissione nucleare, se utilizzate in maniera esclusiva su scala globale, possono rappresentare una possibile via d’uscita;
  • solo un adeguato mix che comprenda entrambe può rappresentare una soluzione al nostro problema, nonché determinare la fine dell’era dei combustibili fossili.
 
Per chi fosse interessato ad ulteriori approfondimenti in tema di energia nucleare e riscaldamento globale, consiglio di seguire i seguenti canali di divulgazione: L'Avvocato dell'Atomo (FB, IG), La Fisica che non ti Aspetti (FB, YT), Nucleare e Ragione (FB, sito web), Andrea Fasulo (YT), Chi ha paura del buio? (FB).


tl;dr

Quando ero giovane, ingenuo ed anche piuttosto impreparato, pensavo che il nucleare da fissione fosse il male e che le rinnovabili avrebbero potuto rappresentare un’adeguata, seppur temporanea, soluzione ai problemi climatici in attesa dell’unica vera via di uscita a tutti i problemi dell’umanità: la fusione nucleare!

Purtroppo ero decisamente in errore, almeno per i seguenti motivi:
  • a causa di alcuni difetti intrinseci, tra cui la scarsa densità energetica, l’alta intermittenza, la necessità di imponenti quantità di storage e la bassa sostenibilità ambientale della filiera produttiva legata al loro sfruttamento, le rinnovabili da sole NON possono rappresentare un sostituto ai combustibili fossili;
  • la fusione nucleare, se mai arriverà, sarà giunta troppo tardi, mentre il riscaldamento globale va affrontato fin da subito con tutti i mezzi a nostra disposizione, fissione nucleare inclusa.

Nel frattempo, grazie al mio percorso di studi ed all’egregio lavoro di esperti e divulgatori sul tema, ho sensibilmente cambiato opinione sull’energia atomica che, nonostante goda di una pessima fama, dati alla mano risulta essere:
  • a bassissimo impatto di CO2, al pari o al di sotto delle fonti di energia rinnovabili;
  • sicura, il rate di incidenti ed il numero di morti a parità di energia prodotta sono paragonabili alle fonti di energia rinnovabili, mentre sono di ordini di grandezza inferiore rispetto ai combustibili fossili, peraltro i due incidenti per cui il nucleare è tristemente celebre NON hanno reso inabitabili per sempre le rispettive zone in cui sono accaduti, al contrario di quanto è avvenuto con disastri legati ad altre fonti di energia;
  • pulita, dal punto di vista tecnologico sono stati fatti importanti passi avanti sul tema delle scorie nucleari, da un lato si è imparato a stoccarle con grandissima cura e sicurezza - processo che con grande ipocrisia NON viene assolutamente eseguito con il resto dei rifiuti che quotidianamente produciamo ed in misura immensamente superiore: dai classici rifiuti urbani, ai troppo spesso ignorati rifiuti pericolosi, per non parlare della stessa CO2 immessa nell’atmosfera - dall’altro si è riuscito a dimostrare che è possibile riciclarle con i reattori di quarta generazione;
  • economicamente sostenibile, superato lo scoglio iniziale dovuto agli importanti investimenti richiesti per la costruzione di una centrale, grazie alla lunga vita ed alla dimostrata affidabilità della tecnologia stessa, il nucleare si ripaga da solo e con gli interessi, inoltre con l’avvento degli SMR, presumibilmente entro fine di questo decennio, i costi verranno ulteriormente abbassati.

In conclusione, se le rinnovabili rappresentano un’ottima soluzione per la produzione decentralizzata di quantità di energia medio-basse, il nucleare è un ottimo candidato a rimpiazzare i combustibili fossili per sostenere il baseload di una qualsiasi rete elettrica su scala nazionale e nell’ottica di un mondo in via di decarbonizzazione ogni Paese deve scegliersi il mix più adeguato, in base alle risorse a sua disposizione ed ai consumi di cui necessita, in cui rinnovabili e nucleare collaborano e si supportano a vicenda!